Nessuno si sente colpevole, la vita in aula riprende, i carabinieri li aspettano all'uscita

pubblicato daKarakteria in data 23 maggio 2013

Sono tornati tutti in aula, dopo più di un mese di pausa "forzata", anche i consiglieri colpiti dalle misure cautelari di divieto di dimora che fino allo scorso venerdì gli avevano impedito di mettere piede a Potenza.Tutti presenti ad eccezione di Mario Venezia. Il momento dell'ingresso in aula è teto e intenso: prima i saluti con i colleghi e i due presidenti, poi Mariano Pici, Nicola Pagliuca, Rocco Vita, Antonio Autilio, Alessandro Singetta, Paolo Castelluccio e Agatino Mancusi hanno preso posto tra i banchi. La vita consiliare riprende normale, almeno in apparenza, come se nulla fosse accaduto. A portare i segni più evidenti della recente inchiesta giudiziaria sulla sprecopoli lucana sembra essere l'ex capogruppo del Pdl, Nicola Pagliuca, l'unico dei tre raggiunti ai domiciliari ancora in Consiglio: pochi scambi di battute con i colleghi, nessuna dichiarazione alla stampa, come farà pure il collega Autilio. Tutti gli altri si dicono "dispiaciuti ma sereni". Sicuramente "estranei" alle vicende che a loro vengono contestate, e sicuri di dimostrare la propria innocenza.

Di dimissioni, come pure qualcuno aveva ipotizzato, non se ne parla nemmeno.

Le esclude senza se e senza ma il consigliere Singetta. "Sono sempre stato contrario e continuo ad esserlo". Poi aggiunge: "Mi ritengo garantista e credo che la barbarie giudiziaria non faccia bene a nessuno. Le sentenze le devono fare i giudici, non solo sulla base delle accuse,ma offrendo la possibilità di difendersi e, fino al momento del giudizio finale, vale la presunzione di innocenza".

Secondo Singetta nel caso specifico delle accuse che gli vengono mosse "ci sono stati degli equivoci che ho già provveduto a chiarire". Innanzitutto quella fattura relativa ai lavori per il parquet finita tra i rimborsi delle spese di rappresentanza e segreteria: "Ho già spiegato ai giudici- dice il consigliere del gruppo misto- che il locale in questione non è di uso privato come è stato erroneamente detto, ma è la sede della mia segreteria politica. Inoltre non ho scaricato il costo del parquet, ma la messa in opera e la lucidazione. Spese che pensavo fosse possibile ammettere a rimborso, tra quelle indicate come arredo che ci vengono riconosciute". Singetta fa alcune precisazioni anche in merito all'altro episodio specifico che gli viene contestato, ovvero l'aver presentato anche la fattura di una cena che sarebbe stata consumata in occasione del compleanno della figlia. Anche in questo caso ci sarebbero delle imprecisazioni: "Siccome lo scontrino porta la data del giorno delcompleanno di mia figlia, non significa che la cena in questione fosse di festeggiamento, tra l'altro un posto sperduto. E, infatti, non è stato così. Sono sicuro che ci sarà modo per chiarire tutto".

Si dice sereno il consigliero Agatino Mancusi, tornato in libertà dopo aver restituito la somma intera che gli viene contestata. "Ma non èassolutamente un'ammissione di colpevolezza. Anzi", precisa l'ex vicepresidente della Giunta accusato in un'altra inchiesta di concorso esterno in associazione mafiosa". "In via preventiva abbiamo deciso di restituire le somme, ma in aula dimostrerò di essere assolutamente estraneo a questa vicenda". Si dice dispiaciuto per quanto accaduto e per la vicenda che l'ha visto coivolto, il consigliere del Pdl di Lauria, Mariano Pici, a cui lo stesso gip successivamente ha revocato le misure cautelari.

E promette di chiarire tutto anche il collega Paolo Castelluccio che si ritiene fortemente danneggiato dal modo in cui il suo caso è stato affontato sulla stampa. Preferisce non parlare delle vicende giudiziarie che lo hanno colpito, ma delle scelte politiche delle ultime settimane, il consigliere socialista, Rocco Vita: "Ho già avuto modo di dirlo all'indomani delle dimissioni di De Filippo. A mio avviso  è stata una decisione assunta in solitaria, sbagliata. Non l'ho condivisa e non ho cambiato idea". Sui rimborsi solo una battuta al volo: "Se nel 2012 si è sentita la necessità di cambiare la nomativa in materia, vuol dire le regole non erano abbastanza chiare e hanno contribuito a determinare questa situazione".

Questo è l' articolo di M. La Banca tratto da Il Quotidiano di ieri. Nessun pentito, nessun consigliere che faccia un passo indietro:,solo Petrone (SEL) e Venezia (FdI) hanno il buon gusto di non presentarsi. Gli intervistati spostano l'attenzione dalla questione morale al cavillo giuridico e in questo modo si discolpano: "le regole non erano abbastanza chiare...il fatto che mia figlia facesse il compleanno non significa che l'abbiamo festeggiato coi soldi della regione, è tutto da dimostrare e io ho l'alibi... siamo stati ferocemente attaccati dalla stampa e dai facinorosi, siamo noi le vittime...e via dicendo

L'unica cosa che temono e l'unica autorità alla quale si sentono di dover rispondere è la magistratura. "I cittadini capiranno", questa è l'altra affermazione più usata dai nostri consiglieri regionali.

Intanto, mentre loro si discolpavano e incitavano De Filippo a non dimettersi, i carabinieri li attendevano all'uscita dell'aula consiliare per notificare gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari.

Sempre da Il Quotidiano ieri, citiamo il sunto che concerne i consiglieri più vicini alla città e il presidente.

Si sarebbe appropriato indebitamente di 7.640 euro.

525 sono serviti per riparare l'auto della sua collaboratrice, poi invitata al Grand Hotel Duca d'Este di Tivoli in matrimoniale.

Ha dichiarato 2500 km per un viaggio a Treviso e ritorno, quando Google maps ne stima 1900.

Ha presentato anche diverse fatture doppie per spese di ristorazione nello stesso giorno alla stessa ora e in un caso una fattura da 80 euro per 8 pasti che all'emittente risulta da 30 euro per 3 pasti.

 

 

Mario Venezia: Avrebbe speso 6.121 euro per portaborse fantasma. Ci sarebbe stata una differenza consistente fra il compenso rimborsato sulla carta e quello realmente intascato dai suoi collaboratori.

In più ci sarebbero fatture alterate e modificate a mano per registrare una maggiore spesa. Due esempi: il cambio da 23euro a 230 euro e da 30 a 80. Tutte modifiche fatte a penna e quindi visibilmente alterate.

 

Fatture da 100 euro che diventano 180, altre passano da 535 a 585, da 39 a 59 e persino da 12 a 14. E' quanto contestato ad Antonio Di Sanza.

Poi c'è una fattura da 1.993 euro di francobolli non riconosciuta dalla titolare della rivendita e una scheda carburante  da 2.775 euro disconosciuta dal distributore.

Infine 739 euro per pulizie e telefonini nella sua sede di rappresentanza che avrebbe coinciso con il suo studio legale.

 

Il ppresidente: Gli accertamenti sul suo conto riguardano fatture per 2.340 euro di francobolli nel 2011. Infatti la rivendita indicata, sulla documentazione, ha dichiarato di averne acquistati soltanto per 1.200 euro nell'anno in questione, la metà dei quali soltanto dopo la data indicata sull'ultima ricevuta d'acquisto rimborsato. Inoltre il titolare della rivendita non ha riconosciuto la firma apposta sulle stesse.

 

 

Ecce homines

pubblicato daKarakteria in data 22 maggio 2013

Ecce homo ... partiticus.

L'uomo di partito. E non chiedetevi di quale partito. E' una domanda che non vale più. Per Antonio Di Sanza poi non ha mai contato la sigla, la bandiera, l'ideale, la destra, la sinistra, il liberismo o la socialdemocrazia. Lui aveva anticipato di un decennio la politica del pensiero unico, della confusione delle idee e del governissimo, che ora appartengono a tutti.

Non ha mai fatto differenza fra PD, PDL, PSI, DC, Lega Nord e Lega Sud. Con la Francia o con la Spagna, purchè...  

... purchè a livello regionale e nazionale si adotti una nuova dimensione pubblica, accompagnata da una vera riforma istituzionale, come ha dichiarato in una recente intervista, nella quale tra l'altro ha asserito di aderire di nuovo al gruppo Pd  in Regione, dopo l'allontanamento forzato, nella speranza che questo “azzeri i personalismi e le correnti e ritrovi il noi piuttosto che l’io.

Capito? Un ritorno nel PD per aiutare il partito al cambiamento, all'insegna della novità e del NOI, mica del passato, delle correnti e dell' IO. Del tipo: "Noi, ragazzi di oggi noi, con tutto il mondo davanti a noi... " (Miguel Bosè); mica il solito "mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo" del marchese del Grillo, che a qualcuno potrebbe sembrare una citazione più calzante, date le circostanze.

 

             

E si, ritorna. Perchè dopo il reintegro dei consiglieri presunti truffatori, da ieri tocca ai consiglieri certamente trombati, come Antonio Di Sanza, tornare a sedere in Consiglio Regionale. Porterà alto il nome  e urlerà forte gli interessi del bene comune di Policoro, del Metapontino e della Regione tutta (cazzu iu..), insieme a Paolo Castelluccio.

Avremo l'onore di avere due consiglieri regionali di Policoro: uno nella maggioranza e uno nell'opposizione (maggioranza e oppposizione si fa per dire naturalmente...).

Il Consiglio Regionale sembrava morto e invece si rinnova. Eccome se si rinnova.

Defilippo ieri si è superato, è stato grande. Nel suo discorso ufficiale nell'aula del Consiglio ha parlato della crisi della politica, di come lui avesse avuto sentore già in passato che qualcosa non andava ( un vero segugio) e avrebbe voluto dimettersi già tempo addietro per questo. Ha raccontato di come non ha resistito - appena scoppiato lo scandalo - a dare immediatamente le dimissioni. Dimissioni che non revoca. Quando il presidente parla, non torna sui suoi passi (cazzu iu...).

Basilicata net (recentemente al centro degli scandali regionali per i finanziamenti all'informazione) intitola, a proposito del discorso di De Filippo: "Un taglio per irrobustire il legame fra cittadini e istituzioni". Come in botanica bisogna potare gli alberi per farli crescere, così in politica ci sono momenti in cui il coltivatore deve dare un taglio perchè si torni a dare frutti. Cambiamento, cesura netta, dimissioni irrevocabili. De Filippo ti amo.

Si, ma quando ti dimetti? Voteremo ad ottobre come prevedono le dimissioni che hai presentato ad aprile o posticiperai le  dimissioni a settembre per far votare l'anno prossimo?  Questo non lo ha detto. Il furbacchione nostro. Il nostro mattacchione. Non lo ha detto.

Non lo ha detto, ma qualcuno potrebbe intuirlo, dalle sue parole in politichese:  Oggi abbiamo un altro compito: lavorare fino all’ultimo giorno, diligentemente, e contribuire a cambiare l’aria nell’impegno pubblico della nostra Regione[...] impegnarsi “senza sosta per la Basilicata”. “Tocca a noi in conclusione di questa esperienza lasciare il meglio possibile dei nostri atti. Determinare ancora in direzione degli interessi generali [...] la Basilicata gode di un credito alto che nemmeno le ultime vicende hanno intaccato”.

E dopo aver fatto leva sulla solita  ipocrisia dei moderni politicanti, ossia sullo spirito di responsabilità, che induce i governanti a rimanere alla guida della nave, contro quanti  si nascondono dietro la maschera del "nuovismo" e chiedono un cambiamento reale delle facce e dell'etica della classe politica ( dai rottamatori del suo partito, agli uomini di destra duri e puri ai movimenti come il nostro), ha concluso il suo discorso dicendo: “Sapete che non ho parteggiato fideisticamente con termini quale rottamazione e sono perfettamente informato che si celi in tante qualità solo anagrafiche un substrato di vecchie metodiche politiche e comportamentali. Nei termini che mi sarà possibile combatterò questi camuffamenti che sono frapposti ad un futuro della politica che cambia che è generosa e disinteressata. Non possiamo usare il doppio peso solito della storia politica italiana. Ci vuole una lealtà nuova, una linearità aggiornata, non l’allestimento di pulpiti o di tribunali del popolo che non hanno mai fatto bene alla storia”.

Ecce homo ... "politicans".

Il politicante, che è l'opposto, la caricatura del politico.  Il politico parla chiaro, mirato e onestamente perchè ha idee chiare e progetti mirati e onesti, si assume sempre  le sue responsabilità in favore del bene comune, anche quando queste implicano la rinuncia dolorosa del suo potere. Il politicante invece, proprio come l'ipocrita,  ha sempre parole doppie che riescono a dire in un discorso contemporaneamente una cosa e il suo contrario; per lui la responsabilità è un peso da addossare sempre sugli altri (sui sudditi), mai un'incombenza che preveda un'onesta ammissione di colpe, una rinuncia personale reale, coraggiosa, completa. Per lui anche la responsabilità, come tutti gli altri valori che sbandiera, è solo un calcolo, un argomento retorico per abbindolare i sudditi ignoranti e scaricare tutto il peso su di loro.

Sembravano morti e invece eccoli quà con i soliti propositi, le solite parole, i soliti proclami, i soliti metodi.

Il dubbio è che vorrebbero prendersi un anno di tempo per farci dimenticare cosa hanno fatto e per preparare il terreno clientelare delle prossime elezioni.

Sembravano tutti morti o morenti. Eppure a quanto pare i morti continuano a governare nel partito unico degli Zombie e si preparano per il futuro.

Antonio Di Sanza sembrava defunto e invece eccolo quà, di nuovo a in politica come l'Arpab Fenice... scusate volevo dire come l'araba fenice. Eccolo risorgere dal sepolcro e dichiarare: “Non dimissioni . Ciò che occorre sono decisioni e, quindi approvare misure economiche e di emergenza per il lavoro e l’occupazione, definire lo statuto, la nuova legge elettorale e la riforma degli enti sub regionali, riformare l’apparato burocratico, approvare il bilancio e i tagli alla spesa pubblica e regionale e dunque, andare al voto”.

Un altro meraviglioso appello alla responsabilità, così meravigliosamente somigliante a quello che fece quando prestò aiuto al dimissionario Lopatriello. Ricordate? Di Sanza è proprio l'emblema della responsabilità politicante.

Sembravano morti e forse lo sono davvero, ma i vermi della loro decomposizione politica continuano ad infettare prepotentemente la nostra Terra, anch'essa morente.

Se solo ogni tanto ci fermassimo ad ascoltare le parole vive e vibranti di quei soli morti che vale la pena di ascoltare e che ci hanno lasciato eredità importanti... Dalle loro vite passate dobbiamo trarre l'insegnamento per il futuro. Per noi lucani di oggi potrebbe aprirsi sul serio una strada nuova, se ascoltassimo i morti che hanno messaggi di vita e non gli zombie con le loro politiche di putrefazione.

Ecce homo ...politicus.

Un politico. Un vero politico, morto nel 1947, due anni dopo la liberazione. Un meridionalista liberale. Soprattutto un antifascista che ha combattuto da partigiano e ha dedicato la vita ad un ideale e al sogno di un mondo diverso.  Guido Dorso, del quale vale la pena riportare due citazioni:

 No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l'esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile...

Non è dunque possibile distruggere una vecchia classe dirigente senza crearne una nuova, e questa non può nascere ed affermarsi se non distruggendo la vecchia. Questo è l'imperativo categorico del processo storico politico in corso.

 

 

 

Il valore della vergogna

pubblicato daKarakteria in data 21 maggio 2013

Questo è un particolare de "La cacciata dall'Eden", uno dei quadri più belli di Masaccio, a mio parere il più bello.

Dio caccia Adamo ed Eva dal paradiso a causa del loro errore. In realtà sono loro stessi che si espellono dalla totale somiglianza con Dio,contravvenendo al patto. Avevano il paradiso intero, solo di un albero non potevano mangiare il frutto.

Hanno appena tradito il patto e immediatamente il cielo si è fatto scuro, la realtà tutta intorno si è trasformata per sempre.  Dio, che fino ad un momento prima riempiva di infinito i loro cuori, non si vede più. "Allora aprirono i loro occhi e si accorsero che erano nudi". Hanno tradito, è finito l'amore. Conoscono per la prima volta il dolore, accompagnato dal sentimento della vergogna. Masaccio, come nessun altro, è riuscito a dipingere il dolore e la vergogna sui volti dei nostri progenitori nell'attimo stesso in cui questi sentimenti fanno il loro ingresso nell'umanità e quindi nella storia. Il dolore di Eva, la vergogna di Adamo, che uniti sono gli unici sentimenti che aprono all'ammissione della colpa, duque al pentimento e alla possibilità di conversione, di cambiamento, rappresentano l'ultimo legame con Dio (il sommo bene, dunque la giustizia, la felicità, ecc.): nel sentimento del dolore e soprattutto della vergogna dipinta su questi volti c'è tutto il meglio dell'umanità che ha conservato ancora un minimo di legame con Dio e/o con i valori di Giustizia, di Bene, di Altruismo ...

Che c'entrano Adamo ed Eva in un sito che si occupa di politica?

E chi è questo nuovo tipo di uomo, così moderno, così avido, così lontano dalla sacralità dell'umanità, che non riesce nemmeno più a provare vergogna quando deruba i suoi simili, quando li sfrutta, quando mente, quando per il suo squallido interesse personale permette di distruggere la Terra, di ridurre in povertà e di mantenere nell'ignoranza i suoi abitanti, di farli emigrare? E dove credono di andare quegli altri omini anonimi che seguono quest' uomo morto e i suoi valori di morte? Quegli omini e quelle donnette  che sono sempre pronti a leccare i piedi di qualunque potente e non conoscono più altri valori oltre all'opportunismo e al successo personale? 

                      

                           Il valore della vergogna

 

Tratto da Il Quotidiano - di Maria Giovanna Tito.

Sul dizionario della lingua italiana andrebbe aggiornato il significato della parola "vergogna". La definizione potrebbe essere: "Sentimento in via di estinzione se non già estinto". Lo dico guardando con rammarico ogni giorno le foto di consiglieri regionali colpiti da misure cautelari, ma anche di altri  indagati per fatti assolutamente identici.

A fronte di fatti che denotano tutta la pochezza e la miseria dell'intera classe politica lucana, nessuno ha sentito il dovere etico di dimettersi. Pur con le spalle al muro per essersi fatti rimborsare spese realtive a dimore private, pranzi e cerimonie di famiglia e finanche vacanze di gruppo, nessuno di loro ha avvertito la necessità e l'opportunità di difendersi da semplice cittadino disponibile ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla legge, per dimostrare - se ve ne fossero - le proprie ragioni.

Certo, meglio farlo da consigliere regionale o, meglio ancora, da assessore seppure solo sulla carta.

Vergogna!

Ancor di più mi rattrista pensare che oggi  tornano a sedersi, come se nulla fosse accaduto, all'attività politica tentando di far dimenticare a noi, poveri lucani, nel giro di qualche mese, le loro malefatte.

Poveri lucani, quelli veri, quelli che non si lamentano mai, che non strillano sui giornali, che con la fierezza di uno sguardo dicono più di un giornale intero.

Per loro, per tanta brava gente, vergognatevi. E dimettevi.

 

 

                              

 

 

Veloce operazione di riabilitazione, veloce operazione di ritorno alla "normalità" in Regione

pubblicato daKarakteria in data 20 maggio 2013

Qualche giorno fa è stato revocato il divieto di dimora dei consiglieri regionali Antonio Autilio (Idv), Paolo Castelluccio (Pdl), Rocco Vita (Psi), Alessandro Singetta (gruppo misto), Nicola Pagliuca (Pdl) e Mario Venezia (Fratelli d'Italia). Da gran signori quali sono i consiglieri regionali hanno resistituito volontariamente le somme sottratte indebitamente ai lucani e questo atto ha rappresentato per il g.i.p. un riconoscimento del debito che basta per riammetterli alle loro funzioni.

Come se, ad esempio, nel gesto avaro di uno che già recepisce stipendi esorbitanti e trucca uno scontrino da 30 euro per trasformarlo in 80, manomettendolo magari sul cruscotto di una macchina o chiuso a chiave in un cesso maleodorante di qualche stazione di servizio, il problema fosse rappresentato dalle 50 euro di differenza; o magari nel gongolare nel lusso con i soldi dei contribuenti le loro dame di compagnia (che altrimenti mai sarebbero andate con dei cessi tanto manomessi e alcuni di loro presumibilmente maleodoranti), il problema fosse il prezzo della camera dell'albergo; o andare a mangiare insieme, fra consiglieri regionali, e alla fine fare a gara a chi paga con i soldi nostri e magari riderci su un pò alticci per il buon vino tracagnato, il furto fosse rappresentato solo dalla pasta asciutta e dal rosbif;  o ancora nel lucrare sulla benzina per gli spostamenti verso Potenza, mentre fanno affogare senza benefici e con disastro la regione nel petrolio, l'unico problema fosse il prezzo della benzina e non lo squallore dell'avidità, la bassezza morale e civile, l'inclinazione a rubare persino gli spiccioli, che ha mostrato questa classe dirigente e ha disgustato per qualche settimana l'intero popolo lucano.

Così nelle scorse settimane i politici del PD e del PDL, lucani e nazionali, hanno affollato le pagine dei quotidiani per discutere sull'opportunità o meno di votare ad ottobre, come prevede la legge, o rimandarle all'anno prossimo, come prevedono i loro calcoli elettorali. Discutevano di questo sui giornali, buttavano la pietra nello stagno per vedere come reagiva il popolo lucano, mentre si preparavano a tornare a sedere in consiglio regionale i gran signori, "l'aristocrazia lucana", "quella che ha "il diritto ad essere lautamente pagata proprio per non essere indotta alla tentazione della corruzione e del furto", come la autodefinì e rispose Mario Venezia alla proposta di legge popolare con la quale, insieme ai 5 stelle, chiedavamo la riduzione dei loro stipendi  (per favore leggete l' intervento di Venezia e il nostro commento di 1 anno fa http://www.karakteria.org/contenuti/12/09/25/com-%C3%A8-triste-venezia-chiacchiere-da-consiglieri-regionaliun-caso-fra-tanti ;   http://www.karakteria.org/documenti/12/09/25/discorso-venezia ).

Così, domani martedì 21 maggio, si riunirà il consiglio regionale e dalle sue dichiarazioni conosceremo le loro intenzioni: votare ad ottobre dal momento che De Filippo si è dimesso ad aprile,o modificare la data delle dimissioni (un pò come qualcuno è solito fare con gli scontrini) a settembre ed andare a votare quindi nella primavera del 2014?

Hanno già trovato il cavillo legale per spostare le elezioni: basta spostare la data delle dimissioni di De Filippo e c'è chi sostiene che sia già tutto pronto. La decisione, in assoluta solitudine, toccherà al consiglio regionale e a De Filippo o, se non si mettono d'accordo, al massimo al ministro degli interni Alfano e al suo vice Bubbico. Volete che se anche non si mettessero d'accordo a Potenza, non si metteranno d'accordo Bubbico e Alfano a Roma?

Solo altri calcoli elettorali potrebbero fermarli, ma difficilmente rinuncerebbero alla possibilità di affrontare delle elezioni senza avere il tempo di preparare il terreno con nuove assunzioni a tempo detreminato (determinato dalla campagna elettorale) negli ospedali, all'ENEA, negli enti regionali e sub regionali, nei corsi di formazione. Senza il clientelismo perderebbero senza indugio le elezioni e lo sanno bene.

E mentre la Basilicata vive questa vergognosa attualità (qui sta la ragione della foto) i policoresi vedono nel giorno della loro festa patronale, il consigliere Paolo Castelluccio (che solitamente appare in pubblico solo sotto le elezioni) sfilare insieme al sindaco, all'assessore Colucci e  ai Trenta poco lontani. Paolo Castelluccio, mostrato alla città come un'autorità, insieme alle autorità, dall'amministrazione comunale, in un momento in cui il suo discredito politico è ai massimi livelli e avrebbe bisogno di una rivalutazione.

Rocco Leone, Trenta, policoresi di centro destra non vogliamo fare di tutta l'erba un fascio (e ci scusi il sindaco per la parola "fascio"), nè sparare sulla croce rossa ad ogni ramoscello che si muove (noi siamo stati gli unici a non entrare nella polemica delle fragole ad esempio), però è un gesto politico quello che avete compiuto. E' un gesto simbolico importante e grave riabilitare Castelluccio in una situazione del genere e farlo benedire dalla Madonna patrona di Policoro. Inserirlo fra le autorità cittadine. E' un gesto culturale grave quello che avete fatto e non possmiao farvelo passare senza critiche: avete detto alla città: "Non è successo niente, Paolo è con noi!" Avete riabilitato,nel momento del massimo infortunio, non solo il consigliere regionale, ma una certa etica politica in questo modo e in questo momento. Un momento in cui i consiglieri regionali stanno cercando appoggi nelle sezioni dei partiti e fra la gante,  una veloce riabilitazione di immagine per tornare a fare i loro giochetti.

Noi vorremmo aiutare anche il centro destra a fare pulizia al suo interno, ma se voi non vi aiutate da soli, vuol dire che vi sta bene così.

Come possiamo credere più alle critiche violente di Leone e dell'amministrazione contro la corruzione della Regione Basilicata, quando in privato dicono di voler rinnovare e far fuori certi capi politici,  ma poi accorrono sempre in loro aiuto nel momento del bisogno e li vediamo sempre pappa e ciccia?

Leone, era opportuno farlo sfilare in processione? Da che parte stai? Come giudichi ora la Regione Basilicata, tutta intera non solo la parte del PD?

 

 

 

Leone risponda e ritiri delibera e determina

pubblicato daKarakteria in data 18 maggio 2013

L’associazione Karakteria chiede al sindaco, alla giunta e all’amministrazione comunale di ritirare la delibera di giunta n.47 dell’11 aprile 2013, con la quale non solo si concede il rinnovo della concessione delle strutture comunali alla morosa società Polielion di proprietà del fratello dell’assessore Colucci, che non paga il canone di fitto da 15 anni e non solo si apre la strada alla sanatoria delle opere abusive in un’ Oasi protetta, ma addirittura si prepara il terreno per la concessione gratuita della strutture e per lo scomputo dal debito delle costruzioni abusive.

A parte il fatto che riteniamo un atto di ingiustificato favoritismo concedere la rateizzazione del debito di 120.000 euro al fratello dell’assessore, mentre per tanti altri gestori di strutture comunali si sta procedendo con le ingiunzioni di sfratto per debiti di gran lunga inferiori e a parte il fatto che ci pare del tutto assurdo e illegittimo rinnovare una concessione scaduta 4 anni fa, senza invece procedere ad un regolare nuovo bando di assegnazione (così come invece pare sia intenzione dell’amministrazione per i casilini), abbiamo riscontrato numerose falle e incongruenze nel testo della delibera (incongruenze che stiamo raccontando su www.karakteria.org), per le quali stiamo sollecitando più volte il sindaco e la giunta a darci una risposta.

Fino ad ora un arrogante silenzio ha coperto tutte le nostre domande e il diritto della città a conoscere i fatti.

Un silenzio tanto più colpevole perché quando si parla delle strutture del WWF parliamo di ripristino della legalità e dell’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini della nostra città, parliamo di un’occasione di lavoro (vero, non sottopagato e stagionale) per tanti giovani disoccupati, parliamo di reale tutela ambientale e di reale sviluppo turistico, che in questi 15 anni l’attuale gestore dell’Oasi ha mostrato di non saper valorizzare secondo le reali potenzialità del luogo e della struttura.

Riproponiamo la richiesta del ritiro della delibera, l’istituzione di un nuovo bando di assegnazione chiediamo al sindaco di Policoro che spieghi le motivazioni per cui l’attuale maggioranza sta adoperando un diverso atteggiamento nei confronti del fratello dell’assessore, rispetto ad altri concessionari di strutture comunali.

Chiediamo a Leone in base a quale norma giuridica può rinnovare una concessione scaduta da ben 4 anni e soprattutto gli chiediamo se questa delibera non sia il frutto di accordi verbali, di una sorta di garanzia o di promessa, che egli stesso ha fatto al gestore delle strutture negli anni passati e per cui la delibera n.47 dell’11 aprile 2013 non rappresenta solo la forzatura documentaria di accordi verbali già precedentemente e “privatamente” stabiliti.

Il sindaco non può esimersi dal dare queste risposte alla città, tanto più che a fronte di un gran parlare di questa amministrazione di cambiamento etico e di sviluppo turistico, assistiamo sistematicamente allo sperpero e alla distruzione delle nostre risorse.

Così come dimostra la determina n.14 del 9 maggio 2013, con la quale di nuovo gli uffici tecnici ordinano la pulizia dell’arenile con mezzi meccanici (ruspe e rastrelli giganti) anche nella zona della riserva Bosco Pantano, che va da Largo Italia del lungomare (lido la Duna) fino ad oltre i confini del litorale policorese. Vogliamo ricordare a tutta l’amministrazione che quest’operazione è illegale,  che la riserva è protetta da precise leggi che vietano questo genere di stupri delle risorse, che invece già l’anno scorso l’amministrazione Leone ha effettuato.

Ci fa oltremodo specie che a sottolineare questa grave violazione ambientale sia solo la nostra associazione, mentre chi per contratto (il WWF) dovrebbe tutelare la zona non alita, anzi pare assorbita in un complice silenzio.

In merito alla determina vogliamo anche ricordare all’amministrazione e al gruppo Trenta in particolare che le risorse naturalistiche del nostro territorio rappresentano la miniera del nostro sviluppo economico e sociale e che invece di organizzare tanto declamate conferenze sul turismo che il più delle volte si dissolvono in bolle di sapone utili solo alla propaganda politica, devono occuparsi di tutelare e valorizzare le nostre risorse. Chi governa non può comportarsi come una semplice associazione che organizza incontri ed eventi e dissolve il suo operato in chiacchiere che poi vengono sistematicamente smentite dai fatti. Chi governa deve fare i fatti. E la delibera sul WWF come la determina delle ruspe sulle uova di tartaruga, sui fiori protetti e sull’ecosistema che attrae migliaia di turisti ogni anno sono fatti molto gravi, che ingabbiano ancora Policoro ad un losco passato amministrativo, che pare protrarsi tale e quale nel presente e non lasciare intravedere spiragli di cambiamento per il futuro.

I

Nummeri

pubblicato daKarakteria in data 17 maggio 2013

Conterò poco è vero:

diceva l'Uno ar Zero,

ma tu che vali? Gnente, propio gnente.

Sia ne l'azzione come ner pensiero

rimani un coso voto e incrudente.

Io invece se me metto a capofila

de cinque zeri tale e quale a te,

lo sai quanto divento? Centomila.

E' questione de nummeri.

A un dipresso

è quello che succede a un dittatore

che cresce de potenza e de valore

più so li zeri che je vanno appresso

Trilussa

 

 

Ore 19.00 Riunione No Triv Mediterraneo

pubblicato daKarakteria in data 16 maggio 2013

Ci siamo. Se fino a qualche giorno fa eravamo assediati tutt'intorno di richieste di ispezioni petrolifere, questa volta la richiesta cade proprio sul mare di Policoro.

Questo mentre il governo bipartisan di Letta tenta una riforma parlamentare accentratrice, che da subito priverebbe di ogni voce in capitolo la Basilicata.

Questa sera alle ORE 19,00 A POLICORO, PRESSO LA SEDE DI KARAKTERIA, VIA SIRIS 117,

SI TERRA' LA RIUNIONE DI NO TRIV MEDITERRANEO

nella quale si affronteranno queste tematiche e si elaboreranno le iniziative future. Siete tutti invitati.

Intano offriamo alla vostra riflessione l'analisi di No scorie Trisaia, in merito alle riforme in discussione fra PD e Pdl:

 

 

Governo Letta, giù le mani dal Titolo V della Costituzione e dalla Basilicata !

L’ Art. 5 della costituzione recita “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Già l’agenda Monti in continuità con la Strategia Energetica Nazionale (in particolare per quanto riguarda la visione del Paese da “hub energetico” del  Mediterraneo) e col tema della governance proponeva lo snellimento delle procedure per la modifica del Titolo V della Costituzione per riportare al Governo e allo Stato il potere decisionale su infrastrutture e impianti strategici. Nel discorso dell’insediamento del governo Letta, la riforma dell’art. V della Costituzione è diventa una priorità, in quanto lo stesso  Letta ha affermato che: «Dobbiamo superare il bicameralismo paritario, per snellire il processo decisionale ed evitare ingorghi istituzionali come quello che abbiamo appena sperimentato, affidando ad una sola Camera il compito di conferire o revocare la fiducia al Governo.

Nessuna legge elettorale è infatti  in grado di garantire il formarsi di una maggioranza identica in due diversi rami del Parlamento. Dobbiamo quindi istituire una seconda Camera ” il Senato delle Regioni e delle Autonomie ” con competenze differenziate e con l’obiettivo di realizzare compiutamente l’integrazione dello Stato centrale con  le autonomie, anche sulla base di una più chiara ripartizione delle competenze tra i livelli di governo con il perfezionamento della riforma del Titolo V».

Aggiungendo in questi giorni ,che in merito alle Regioni italiane e dunque in merito all’esistenza della stessa Regione Basilicata che, «il problema
principale è la loro asimmetria: si dovrebbe riprendere lo studio della Fondazione Agnelli degli anni Ottanta sul riordino delle Regioni, che aveva una sua logica. Infatti, oggi è impossibile attuare le stesse politiche per una regione che equivale l’Olanda e per una che ha gli stessi abitanti di un
quartiere di Roma.

Su questo tema si devono attuare logiche d?integrazione». In poche parole la Basilicata, già svenduta ai petrolieri e all’hub energetico, sparirebbe tra la Puglia e la Campania, con le nuove Regioni previste dallo studio della Fondazione Agnelli, e le autonomie locali in generale, comunque spogliate definitivamente del potere decisionale sui propri territori e dove le comunità locali non conterebbero più nulla. Cos’è l’Hub energetico?

E che ruolo occupa la “bombola di gas” della Basilicata nell’hub energetico? E il megastoccaggio nel sottosuolo lucanoda parte di società russe? Dov’è l’interesse strategico nazionale se gli investitori sono per la maggior parte privati?

Anche la Lega (quelle delle poltrone romane), che predica il federalismo e l’ autonomia fa finta di nulla di fronte a un simile disegno di legge? Perché? Il governo già decide in merito alle scelte in tema energetico e infrastrutturale, nelle opere da definire strategiche per il Paese e magari da apporvi il “Segreto di Stato”(vedi quanto accaduto ultimamente per il centro nucleare Itrec della Trisaia).

Quindi petrolio, energia, centrali, stoccaggi di gas , scorie nucleari, rifiuti, grandi opere, tutto tornerebbe in pratica al vecchio modello
perseguito negli ultimi 20 anni dai governi Prodi/Berlusconi. Con i risultati che tutti hanno sotto gli occhi, la rivolta delle popolazioni contro le scelte imposte che pregiudicano lo sviluppo economico delle economie locali , la salute e il futuro delle popolazioni. Da Scanzano al No Tav, alle migliaia di istanze promosse dai cittadini per salvaguardare i beni comuni e non quelli degli interessi privati che si nascondono nel settore energetico, dei rifiuti e dell’acqua pubblica.

Mentre si incantano gli italiani con l’IMU il nuovo governo sponsorizza vecchi progetti accentratori,mentre l?Italia dei beni comuni è rimasta sui
cartelloni elettorali . La Basilicata, seppur sfruttata dalle multinazionali, per via di una politica regionale compiacente e inadatta al ruolo, non ha bisogno di essere accorpata ad altre regioni per far piacere a un governo che vuole annientare l’economia,  la storia e la cultura delle popolazioni locali.

Sulla spazzatura ancora troppi bidoni

pubblicato daKarakteria in data 15 maggio 2013

Quando il vicesindaco dice che sulla gestione rifiuti di Policoro c'erano solo due strade da perseguire (una era quella di contrattare con l'azienda, l'altra era di pretendere il rispetto del contratto) mente. Questo è bene rimarcarlo, per il semplice fatto che Bianco lascia intendere che il Comune, durante questo anno di amministrazione, abbia scelto una delle due strade: quella del rispetto delle regole, dunque la pretesa del rispetto del contratto, rispetto a quella della contrattazione con la Tradeco.

Non è così e se, malauguratamente, dovessero concrettizzarsi i guai per Policoro che si intravedono all'orizzonte la colpa sarà stata proprio della non scelta politica, o meglio del non aver percorso veramente e fino in fondo una strada rispetto all'altra.

L'anno scorso, ad appena un mese dall'insediamento della nuova giunta, noi di Karakteria avemmo il primo duro scontro con Leone nella sede del consiglio comunale. Uno scontro talmente duro che qualche giornalista pro Leone si mostrò talmente infastidito da chiederci di non partecipare più alle conferenze stampa dell'amministrazione. La ragione dello scontro riguardava proprio la decisione politica del comportamento da assumere nei confronti della Tradeco.

Noi pretendevamo già da allora che si mostrasse un deciso cambiamento di rotta rispetto alla precedente amministrazione e si applicasse la legge contro la società inadempiente: dunque  chiedevamo che si facessero le dovute contestazioni e si pretendesse il pagamento delle penali. Eravamo convinti che per farla finita con questa pessima  gestione occorresse essere risoluti. Eravamo convinti che l'unico modo per mettere un punto sulla situazione e aprire un'altra storia era quello di pretendere le penali dalla Tradeco (cioè le contravvenzioni sulle infrazioni e sugli inadempimenti al capitolato d'appalto). Questo avrebbe significato in un certo senso "svenare" - applicando semplicemente la legge - la Tradeco: questo avrebbe significato rendere da subito sconveniente per la società stessa il suo soggiorno nella nostra città e di conseguenza l'avrebbe indotta a desiderare di abbandonare Policoro il prima possibile.

La risposta che ci venne data in quell'occasione fu che noi non capivamo niente, che era una strada troppo rischiosa, che la strada delle penali era controproducente (loro la chiamavano addirittura "la guerra", "noi non dobbiamo metterci in guerra" dicevano "ci costerebbe troppo"), perchè l'urgenza per loro era garantire il servizio durante il mese estivo e migliorarlo. Durante quella conferenza, che poi finì con titoloni di miglioramento sulla Gazzetta del Mezzogiorno e sugli altri giornali, il succo era: stiamo migliorando il servizio per l'estate e stiamo mettendo mano all'isola ecologia per questo motivo.

Noi ritenevamo inspiegabile quella soluzione e un errore aiutare ancora la Tradeco, non credevamo che il servizio sarebbe migliorato, nutrivamo seri dubbi sulla bontà delle decisioni prese da un ufficio tecnico e da una giunta che ancora per la maggiorparte avevano ancora fra i loro membri quelle stesse persone che avevano redatto, promosso e approvato quell'infimo contratto con la Società altamurana.

Il risultato, come poi effettivamente peggiorò il servizio durante la scorsa estate, è stato sotto gli occhi di tutti ed è ancora un triste ricordo per l'olfatto di molti policoresi e di molti turisti.

In piena estate continuammo a denunciare sul blog la sporcizia e l'errore dell'aministrazione e con un video, che ora è agli atti del NOE di Potenza, dimostrammo che la differenziata a Policoro non esisteva.

Ad agosto, estenuati dall'immobilismo dell'amministrazione, addirittura formammo un comitato di cittadini che, grazie all'aiuto di diversi legali, era intenzionato a presentare una diffida ad adempiere non solo alla società appaltatrice ma anche al Comune di Policoro. In realtà avevamo cominciato a parlarne fin da luglio, ma solo verso la fine di agosto, grazie all'avv.Bellizzi avevamo reperito e studiato tutta la voluminosa documentazione ed eravamo pronti ad agire per vie legali.

Ci fermammo, quando subito dopo, il sindaco ci mostrò un diverso atteggiamento e l'intenzione di cambiare strategia. Non solo ci fermammo, ma dopo diversi incontri avuti col sindaco, col delegato all'ambiente e con il responsabile dell'ufficio tecnico, avemmo l'assicurazione che si sarebbe finalmente provveduto a fare i controlli e le osservazioni, che per legge sono propedeutici alle penali. Allora offrimmo anche la nostra collaborazione.

Da allora ad oggi, noi ci siamo comportati con spirito di responsabilità: li abbiamo lasciati lavorare in pace, come ci avevano chiesto, nonostante non fossimo d'accordo su certe lentezze, certe eccessive titubanze, certi dubbi ritardi, certe inspiegabili agevolazioni (il comune sopperiva alla Tradeco i ritardi di pagamento della società alla discarica). Erano tutte perplessità che comunque avevamo fatto presente ogni volta verbalmente ai responsabili dell'istituzione.

A distanza di quasi un anno da allora nemmeno una penale è stata richiesta e pagata.

La verità, al contrario di quello che dice il vicesindaco, è che il Comune di Policoro- ora lo abbiamo capito - non ha scelto nessuna delle due strade: nè ha fatto "la guerra" alla Tradeco, nè ha cercato l'accordo. Il prodotto è stato un atteggiamento per niente rivoluzionario, ma molto grazioso e gentile che ora potrebbe costare caro alla comunità policorese. Il Comune, a causa della sua "titubanza", in questo lasso di tempo ha permesso alla società appaltante di dotarsi di una serie di controprove e di inadempimenti comunali che potrebbero essere usati come contrappeso, mentre la "timidezza" degli uffici tecnici ha garantito talmente tanti cavilli legali alla Tradeco, che vanta fra i suoi legali i migliori avvocati del sud Italia, che difficilmente si lascerà scappare l'occasione di farsi pagare a peso d'oro ciò che ancora trionfalmente certi informatori definiscono "una risoluzione consensuale", senza approfondire quali potrebbero essere i termini di questa consensualità.

Comunque ci stanno dicendo che si sta andando verso la risoluzione consensuale del contratto. E c'è da crederci se si fanno sempre più insistenti e diffuse le voci secondo le quali a Policoro si sta formando una Società per la monnezza pronta per il subappalto, che (asseriscono le malelingue) conterebbe fra i suoi soci illustri parenti di assessori e consiglieri. E c'è da crederci se viene incaricata una società torinese che querela, sotto probabile spinta dell'amministrazione, Ottavio Frammartino perchè questo ha messo in evidenza certi dubbi collegamenti fra il tecnico ingaggiato dal comune e il consiglio di amministrazione della società torinese. Prima di querelare spiegassero se è vero o falso quanto ha affermato Frammartino. Prima di intimidire dialoghino, se hanno argomenti da contrapporre.

Sarà comunque vero che si va verso la risoluzione consensuale e ci auguriamo che Policoro non incorra in guai. Tuttavia ci viene da chiedere: a che prezzo? Quanto e cosa ci costerà l'allontanamento della Tradeco a questo punto? Quanto ci costeranno le titubanze, le chiusure di occhi, la non strada che quest'amministrazione ha percorso con passo timido fino ad ora?

E ci chiediamo ancora: con che faccia e con quali fatti o documenti alla mano Gianluca Marrese ora ha il coraggio di dire che lui lo aveva detto? Ma aveva detto cosa? Che bisognava migliorare il contratto? Cioè la peggiore delle soluzioni possibili? Lo aveva detto dai palchi e continua a ripeterlo senza logica ancora oggi.

Il suo coraggio sta nel non sapere o nell'avere tanta faccia tosta da voler nascondere che quel contratto era ed è assurdo, irreparabile, non migliorabile. Ma se fosse stato lui il sindaco, con queste idee, dove ci avrebbe portato? Almeno la giunta Leone, nella sua schizzofrenia e nel suo carattere debole e contradditorio, ha la buona creanza di non andare oltre la vergogna. Come avrebbe potuto asserire un sindaco di voler migliorare quel contratto? Quanti altri milioni di euro avrebbe dovuto dare il Comune alla Tradeco per implorarle un servizio decente e per ignorare che poi di differenziato in realtà c'è poco o niente? Quel contratto è un copia e incolla vergognoso, che non ha niente a che fare con la realtà policorese; è un contratto cucito su misura da sarti ignobili, che meriterebbero di essere allontanati dai pubblici uffici. Invece molti di loro continuano a gestire anche questa nuova fase.

 

Leone, ma di quale tutela parli? State distruggendo le nostre risorse

pubblicato daKarakteria in data 13 maggio 2013

Per ignoranza - e non bisogna dimenticare che dietro l'ignoranza delle istituzioni c'è sempre un calcolo politico ed economico - il Comune di Policoro continua a distruggere le nostre risorse naturalistiche.

Quando parliamo di risorse naturalistiche alludiamo non solo alla bellezza dei nostri luoghi, ma anche alle potenzialità sociali ed economiche che la bellezza genera in un centro che vorrebbe fare del turismo un' attività trainante della sua economia.

E quando parliamo di ignoranza, riferita ad un'istituzione, parliamo di una colpa imperdonabile. Il cittadino può permettersi di non conoscere, ma il tecnico e il politico che governano hanno l'obbligo di sapere e/o di informarsi su cosa bisogna fare per tutelare, migliorare e potenziare le nostre risorse. Che la promessa di competenze che Leone aveva vantato sui palchi durante la campagna elettorale si sia rivelata una bufala, poco c'importerebbe se questo non andasse a pregiudicare il nostro stile di vita e le nostre opportunità future. E che la difesa dell'ambiente e della costa siano solo una trovata demagogica in perfetto stile politichese dimostrata fin dall'inizio dell'insediamento non istituendo un assessorato all'ambiente in un Comune turistico e agricolo che ha le sue maggiori risorse proprio nella campagna, nel mare, nella riserva naturale,  anche di questo poco c'interesserebbe se almeno si dedicassero con competenza alla normale amministrazione e ad un minimo di tutela delle nostre risorse. Non abbiamo mica mai preteso da questa giovane  amministrazione (che però in sostanza sta da vent'anni al potere della città) progetti turistico- ambientali innovativi!

Vi ricordate delle tartarughe marine, del loro passaggio lungo la nostra spiaggia a nidificare, del bosco incontaminato e selvaggio, del mare pulito, che hanno attratto tanti turisti in questi anni?

Lo sapete che non esistono più? O se ancora esistono sono relegati ad una minima parte nonostante tutti i soldi (pubblici per la maggiorparte) che spendono per servizi Rai le strutture, cosiddette eco turistiche, della fascia destra del nostro lungomare?

Le tartarughe non nidificano più a Policoro, per il semplice fatto che 15 anni di costruzioni abusive,di materiali meccanici a pulizia dell'arenile voluti dal Comune o assecondati a privati gestori ( esperti ci hanno rivelato che le ruspe a volte sono più pesanti delle uova di tartaruga e dei fiori protetti), addirittura deviazioni del corso della foce, le hanno uccise o allontanate:  non resistono i monti a 15 anni di incuria, di abbandono e di cultura predona dello sfruttamento delle risorse, figuratevi i fiori, il mare limpido e le uova di tartaruga. Oggi, quando una  rada tartaruga di passaggio rimane impigliata nelle reti di un pescatore, ci sono certi personaggi della sponda destra che fanno "a mazzate" (se ne danno e se ne dicono di tutti i colori) per averla per primi e mostrarla e in televisione. Invece di premere sulla tutela e sulla salvaguardia delle risorse (loro che dovrebbero essere i primi) guerreggiano per l'accapparramento di quel pò che è rimasto di bello, probabilmente non per salvaguardarlo, ma a scopi pubblicitari e personali.

Lo sapete che questo è un gioco che non può durare a lungo? Un giorno, che se non ci muoviamo non sarà molto lontano, ci sveglieranno e, in presenza dei nostri politici costernati (proprio come dopo l'incendio), ci diranno che il bosco sta morendo, le tartarughe sono sparite, il mare è sporco. E di chi sarà mai la colpa? Di nessuno naturalmente. Ci diranno: "Cari cittadini, le risorse della città non esistono più e non sapete quanto ci dispiace, ma adesso provvederemo a rimediare l'irrimediabile con una bella dose di contributi europei che daremo a chi potete immaginare ...".

Intanto, anche quest'anno il Comune di Policoro ha ordinato, contravvenendo alle leggi di salvaguardia della riserva, la pulizia dell'arinile con mezzi meccanici.

Biagio Padula, che ha lavorato per anni alla tutela del bosco, ci spiega quali sono le leggi di tutela che evidentemente  il nostro sindaco, il delegato all'ambiente dell'amministrazione e il responsabile dell' ufficio tenico del nostro comune ignorano:

 

        Chi “distrugge” la  Riserva Regionale Bosco Pantano di Policoro ?

L’istituzione della Riserva naturale orientata avviene con  legge della regione Basilicata n.28 dell’8 settembre 1999. Il regolamento di gestione  della riserva è approvato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 54 del 20 settembre 2002, assessore provinciale dell’epoca Francesco Labriola.

L’area della riserva è circoscritta ed i suoi confini sono descritti dalla legge regionale istitutiva: comprendono le dune sabbiose fino alla linea di battigia, con inizio dal termine del lungomare nei pressi di Largo Italia (Lido La duna) e proseguendo verso sud arriva fino ad incrociare l’argine sopraelevato nel comune di Rotondella, subito dopo la foce del fiume Sinni.

Non è un boschettino senza importanza, non è una pinetina spelacchiata che si affaccia sulla spiaggia. E’ una riserva naturale, tutelata perché preziosa dal punto di vista ambientale, paesaggistico e se esistesse una classe politica poco poco intelligente anche dal punto di vista economico, sociale e turistico. Siccome è una risorsa importante esistono delle leggi precise per la sua tutela.

Per l’importanza del luogo, la balneazione nella riserva è praticabile nel litorale antistante le zone RI e BM, ma si tratta solo di una balneazione di tipo naturalistico: è vietato installare attrezzature di svago e strutture sul litorale sabbioso, anche temporanee ( pensate! persino  gli ombrelloni e le tende sarebbero vietati per legge data la delicatezza della riserva naturale). Soprattutto è vietato il livellamento geomorfologico delle dune sabbiose;  oltre alla raccolta è vietato il danneggiamento di qualsiasi specie appartenente alla flora spontanea erbacea, arbustiva ed arborea; è vietato l’utilizzo dei cavalli per scopi diversi dal servizio di sorveglianza, che è consentita solo previa autorizzazione dell’ente gestore (Provincia di Matera) lungo i sentieri appositamente tracciati; è vietato il transito e la sosta dei veicoli a motore nella riserva (in particolar modo lungo le dune sabbiose), e la circolazione dei mezzi non motorizzati (biciclette), l'uso delle quali è consentito solo previa autorizzazione dell’ente gestore (Provincia di Matera); così pure nella riserva è vietata la navigazione con qualsiasi mezzo.

Le finalità della riserva Bosco Pantano di Policoro possiamo così sintetizzarle: sorvegliare ed indirizzare scientificamente l’evoluzione dell’ambiente naturale verso la ricostituzione del bosco umido planiziale; tutelare e conservare le caratteristiche naturali, ambientali, paesaggistiche del territorio; proteggere le specie animali e vegetali  tipiche dell’area naturale ricostituendo i loro habitat, i luoghi di sosta per la fauna selvatica migratoria; favorire l’attività scientifica, culturale e didattica; promuovere e incentivare l’attività di agricoltura biologica sulle aree agricole ricomprese nella riserva e nelle aree contigue alle stesse.

Se queste sono le volontà della regione Basilicata e dell’Amministrazione Provinciale di Matera, altra cosa è la gestione pratica, la tutela e la vigilanza (che è lacunosa,omissiva e lascia molto a desiderare) della riserva Bosco Pantano che  comprende i territori a cavallo del fiume Sinni dei comuni di Policoro e Rotondella per un’estensione di circa 850 ettari, come comprende anche i circa 22 ettari di bosco di proprietà del comune di Policoro dati in tutela al WWF Italia.

Altro che tutela! Assistiamo sistematicamente a delle vere proprie “distruzioni” di habitat naturale della riserva Bosco Pantano da parte di Enti pubblici e privati che invece dovrebbero tutelarlo.

Parlo del dirigente del  comune di Policoro  ing. Pietrantonio Salvatore Demarco quando affida lavori (determine n. 414 del 12/06/2012 e n.670 del 09/05/2013) di pulizia e di rigenerazione dell’arenile del tratto compreso nella riserva Bosco Pantano, con mezzi meccanici; parlo dell’amministrazione Leone (delibera di Giunta Comunale n. 36 del 19/06/2012) quando controlla “informalmente” il territorio comunale tramite l’associazione Italcaccia erogando un misero contributo sulle spese sostenute dall’associazione  di € 1.500 (che pare più un'elemosina assistenzialistica che una volontà di salvaguardia) e non fa una vera politica di tutela e di vigilanza del suo territorio ed in special modo delle aree boscate e della Riserva Bosco Pantano; parlo delle numerosissime e gravi violazioni al regolamento della riserva Bosco Pantano  da parte di privati cittadini, senza che via sia una accettabile vigilanza da parte delle istituzioni preposte che controllino e sanzionino chiunque “distrugge” il bosco,la flora, la fauna, il paesaggio dell’area protetta Bosco Pantano.

 Biagio Padula

 

1 - Guasto è il mondo. Introduzione

pubblicato daKarakteria in data 11 maggio 2013

Riprendiamo, per la nicchia dei lettori del fine settimana, una rubrica che avevamo abbandonato perchè non aveva riscosso molta attenzione. "Il Libro" voleva essere e vuole tornare ad essere uno spazio del nostro sito, a puntate, dedicato alla relazione di un libro intero: di storia, di economia, di sociologia, di arte...

Vuole ampliare gli orizzonti di questo sito, uscire per il fine settimana, dalla ristrettezza delle solite strade di paese per guardare insieme intorno a noi e oltre di noi.

Gli umanisti ci invitavano continuamente a salire sopra le spalle dei giganti per poter guardare da un punto di vista più alto la nostra realtà, più alto addirittura dello stesso punto di vista degli scrittori - giganti sulle cui spalle ci sediamo dopo aver esserci appropriati della sapienza che ci hanno donato.

Dopo l'esperimento sulla salvaguardia del paesaggio di Salvatore Settis, questa volta ci proviamo con uno storico anglo-americano, Tony Judt, morto di sla nel 2010, subito dopo aver finito di detare "Guasto è il mondo", il libro che stiamo per leggere insieme.

Diciamo subito che le conclusioni alle quali arriva lo storico non sono condivise integralmente da noi, ma offrono talmente tanti spunti di pensiero e di analisi sul nostro presente e sul nostro futuro che vale la pena rifletterci su. Buona lettura:

 

 

Guasto è il mondo è il testamento di Tony Judt, che muore un anno dopo la dettatura del libro. E’ un testamento e un monito prezioso quello che Judt  lascia all’umanità occidentale.

La crisi globale del 2008, che egli definisce “il piccolo crack finanziario” quasi ad avvertirci che se non si inverte rotta dovremo solo aspettare il grande e definitivo crack, interroga alle radici la politica, gli stati e il sistema economico capitalistico.

E’ necessario un cambio di paradigma culturale, economico e politico. Dobbiamo tornare a guardare alle grandi esperienze dello stato sociale del XX secolo, dobbiamo mettere al centro altre priorità, dobbiamo ripensare lo Stato. Questo perché, quando la convinzione che l'espansione economica debba coincidere con uno sviluppo della democrazia vacilla, allora possiamo aspettarci di tutto, anche la fine stessa dei diritti e della democrazia.

«Il capitalismo è compatibile nei fatti, non solo con le moderne democrazie, ma anche con dittature di destra (il Cile sotto Pinochet), dittature di sinistra (la Cina contemporanea), monarchie socialdemocratiche (la Svezia) e repubbliche plutocratiche (gli Stati Uniti). Il fatto che le economie capitalistiche prosperino maggiormente in condizioni di libertà è meno scontato di quanto ci piaccia pensare».

Di fronte al terrorismo, alla guerra, al cambiamento climatico, alla precarietà e al perenne stato di insicurezza nel quale viviamo, le società aperte sono tentate di tornare a ripiegarsi su se stesse, e di sacrificare la libertà alla "sicurezza": «La scelta allora non sarà più fra Stato e mercato, ma fra due tipi di Stato».

Judt osserva che oggi nomi come comunismo e - più a malincuore - socialismo non possano essere pronunciati senza gelare l'uditorio, specialmente americano, ma rivendica il retaggio della socialdemocrazia, e un ruolo dello Stato eclissato dal feticismo (interessato) delle privatizzazioni e delle multinazionali, ma riemerso con forza al momento di riparare ai danni della finanziarizzazione.

Il mondo è guasto a causa del culto per l’interesse materiale personale, dunque per l’egoismo, sprigionato con prepotenza durante gli anni ’80 ed eretto a sistema, fino a farlo ritenere da molti la condizione naturale dell’uomo. Il liberismo degli anni ’80, che è partito da Washington e ha contagiato la vecchia Europa, ha creato questa cultura e questo sistema con i suoi miti sulle privatizzazioni e “la sua ammirazione acritica per mercati liberi da lacci e laccioli, il disprezzo per il settore pubblico, l’illusione di una crescita senza fine”.

A parere di Judt, invece, i governi possono e devono “giocare un ruolo importante per le nostre vite senza mettere a rischio le libertà individuali. Ha  fallito l’idea dello Stato minimo e della deregolamentazione. Abbiamo bisogno dello Stato e delle sue regolamentazioni economiche a garanzia dei diritti e della stessa sopravvivenza del sistema capitalistico.

In seguito al piccolo crack del 2008, Obama è intervenuto,nella patria del liberismo, sottoponendo a controllo pubblico le aziende fallite e spargendo a pioggia denaro pubblico per evitare la bancarotta nazionale. Questo ha dimostrato il fallimento dell'idea che il mercato potesse vivere senza lo Stato e ha rivelato come il mercato invece usi lo Stato quando gli conviene e pretenda che sia relegato a ruolo marginale in altre occasioni. Gli interventi di Obama non indicano ancora un reale cambiamento di prospettiva nel senso di uno Stato che dirige il mercato verso il riconoscimento dei diritti dei cittadini, quanto piuttosto un ripiegamento tattico sull’economia Keinesiana, per conservare ancora il sistema neoliberista: il mercato libero dalle regole. Ed è proprio Keynes l’economista più citato del saggio, l’economista liberale che guida il cammino logico di Judt. La vera soluzione sta nella necessità di uno Stato forte, di un governo “interventista” nell’economia, di uno Stato nuovo, di una nuova consapevolezza anche da parte dei socialdemocratici, che fino a questo momento non sono stati capaci di proporre un’alternativa reale.

In America e in Europa (soprattutto in Gran Bretagna) le fortune private non nascono più dalla produzione di beni o servizi, ma dalle transazioni finanziarie e raggiungono livelli di ricchezza mai visti prima. Dall’altro lato assistiamo all’impoverimento e allo squallore pubblico (strade dissestate, città in bancarotta, scuole fallite, ecc.) e anch’essi hanno raggiunto livelli altissimi. Dalla fine dell’’800 fino agli anni ’70 del 900 le democrazie occidentali riuscivano a contenere le enormi disuguaglianze e il problema degli eccessi della ricchezza e della povertà, grazie alla tassazione progressiva, ai servizi sociali, ai sussidi pubblici ai poveri. Negli ultimi trent’anni tutte queste conquiste sono state buttate al vento e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. In Gran Bretagna come negli USA abbiamo assistito inermi al tracollo della mobilità intergenerazionale: i bambini di questi Paesi oggi hanno molte meno speranze di poter migliorare la loro condizione di partenza. I poveri rimarranno poveri, mentre lo svantaggio economico si traduce sempre di più già nel presente in maggiori problemi di salute, in minori opportunità scolastiche e nei sintomi tipici della depressione: alcolismo, obesità, gioco d’azzardo, piccola criminalità, aumento delle malattie mentali. Aumenta velocemente e in maniera preoccupante la sfiducia reciproca.

“La disuguaglianza, quindi – dice Jundt- non è semplicemente un fenomeno poco gradevole, ma è un chiaro indicatore di problemi sociali patologici che non possiamo sperare di affrontare, senza concentrarci sulle loro ragioni di fondo […] Più larga è la forbice fra i tanti poveri e i pochi ricchi più gravi sono i problemi sociali. L’importante non è quanto sia ricco un Paese, ma quanto sia disuguale”.

Il primo grande scoglio da superare, prima ancora che legislativo o almeno contemporaneamente, è di ordine culturale. “Più una società è fondata sul valore dell’uguaglianza, “più uguali diventiamo e più uguali ci convinciamo di poter diventare. All’inverso, trenta’anni di disuguaglianza crescente ci hanno convinto, in particolare in Gran Bretagna e negli USA, che la disuguaglianza sia una condizione naturale della vita e che ci sia poco da fare a riguardo”. Così, mentre il coefficiente Gini ( l’unità di misura convenzionale che determina le dimensioni del divario fra ricchi e poveri), registra una situazione quasi identica della forbice fra Cina e USA, ancora c’è chi sostiene che sia sufficiente la crescita economica per alleviare i mali sociali, ancora c’è chi sostiene che “la diffusione della prosperità e del privilegio sarà conseguenza naturale di un allargamento della torta”. Purtroppo questa logica è penetrata, in questi trent’anni, nella cultura diffusa del mondo occidentale e fra i poveri è ancora diffusa la propensione ad ammirare i detentori di ricchezze come celebrità.

[Continua...]

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