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VOGLIAMO PIU' SOLDI ! O FORSE NO...VOGLIAMO PIU' DIGNITA' E UN FUTURO POSSIBILE !
"Le Royalties sono scarse, le Royalties sono giuste, ci vogliono sconti sulla benzina e sul gas, anzi no, a noi gratis!".
E poi? Una volta finiti gli spot elettorali? E quando il petrolio e il gas finiranno?
Già il 7% della produzione dichiarata dalle compagnie petrolifere finisce nelle casse della Regione, ma a noi non basta, ed è vero, è veramente poco! Ma il problema non è solo questo. Non è in ballo solamente un affare, ma la gestione di questo affare e le conseguenze che esso comporta.
La soluzione delle Royalties può essere un'arma a doppio taglio come rivela la situazione Nigeriana, il Paese africano maggior produttore di petrolio e gas ( www.disinformazione.it/petrolio_nigeriano.htm, it.peacereporter.net/articolo/4044/Nigeria,+petrolio+e+sangue ). E la Basilicata, in Europa, ha una posizione di tutto riguardo rispetto alle estrazioni gas/petrolifere (alcuni dicono sia la maggior produttrice), proprio come la Nigeria in Africa. Eni, Schell, Total sono le stesse compagnie che operano in entrambe le zone.
La Nigeria vive la grande contraddizione del possesso di una ricchezza enorme e della realtà di una povertà che non lascia scampo: lì le compagnie petrolifere, proprio come da noi, versano le royalties al governo (www.popoli.info/anno2007/08/0708art1.htm), ma quei soldi non servono a quella Terra per due motivi semplicissimi: la corruzione e l'incompetenza della classe politica e i disastri ambientali delle trivellazioni e delle estrazioni, che rendono vana ogni strada alternativa di sviluppo.
Certo per noi europei la situazione è ben diversa! Abbiamo tutt'altra classe politica, preparata e onesta e una società civile istruita e informata. Fautori della democrazia, sappiamo far fruttare le risorse a vantaggio del bene comune e mai un manipolo di petrolieri si sognerebbe di trattarci come zulù da conquistare con quattro soldi ( almeno su questo per favore cliccaci sù e leggilo economizziamoci.splinder.com/post/10432248 )... eh, noi siamo gli schiavisti, mica gli schiavi!
Ma probabilmente non siamo nè schiavi, nè schiavisti, poi soprattutto noi lucani... al massimo siamo servi della gleba, vassalli, valvassini e valvassori. Tutti insieme però siamo addormentati, drogati da un'informazione parziale, addomesticati dal disinteresse, cullati nell'assordante silenzio della modernità che spesso ci abbindola con le sue vanità e ci fa perdere di vista la realtà nella quale viviamo.
Comunque andiamo ai fatti che compagnie petrolifere e amministratori regionali conoscono bene.
L'impatto ambientale delle trivellazioni ha conseguenze inevitabili e nessuna di queste gioca a nostro favore: le conseguenze paesaggistiche che oltre alla perdita di un patrimonio di inestimabile di bellezza, pregiudicano un diverso modello di sviluppo e per questo hanno disastrosi risvolti economici, antropologici e di stile di vita; c'è poi l'inquinamento delle acque, non solo quelle superficiali, ma anche le falde; i danni al terreno con i fenomeni di subsistenza e microsismicità prodotti da trivellazioni ed estrazioni e l'inquinimanto dei terreni in prossimità dei pozzi; le discariche dei rifiuti speciali; le perdite dei gasdotti e degli oleodotti che contaminano i terreni; l'inquinamento dell'aria, sia quello endemico all'estrazione, sia quello possibile ( da un pozzo di gas, per esempio, può uscire idrogeno solforato).
Per questo petrolio e gas non si estraggono nelle zone a forte impatto ambientale: nei bacini idrici,nei parchi naturali, nei campi agricoli, nelle aree turistiche, nelle aree archeologiche, nelle aree antropizzate, insomma nella Val D'Agri, nella Val Di Sauro, nella Val Basento, nel Metapontino. E per questo nelle zone in presenza di pozzi gas/petroliferi è necessario un monitoraggio ambientale costante, cosa che al momento in Basilicata non è garantita.
Ma è anche per altro che noi siamo preoccupati: dov'è un programma di sviluppo che gestisca i milioni delle Royalites e che non sia promosso e gestito dalle stesse compagnie petrolifere? Quando le fonti energetiche saranno esaurite cosa rimarrà a questa terra, oltre alle discariche speciali? Lo sfruttamento del sottosuolo implica sacrificare una grossa fetta di economia agricola e turistica e se non si resiste con forza e intelligenza all'azione delle compagnie estrattive si rischia di sacrificare l'intero sviluppo della regione. Una volta che una terra è privata del suo futuro è paragonabile a un deserto in espansione e un deserto è il luogo ideale e tanto richiesto per poter scaricare rifiuti di ogni genere. Noi dobbiamo essere consapevoli di ciò e in virtù di questo ragionare e contrattare.
Siamo allarmisti? Può darsi, ma se siamo disposti a tranquillizzarci di fronte alla prospettiva di un altro punto di vista che possa farci cambiare umore, non siamo intenzionati in alcun modo a smettere di informarci e di parlare.
E vorremmo tanto che il dibattito si estendesse e con esso l'informazione!
Ivano Farina
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