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Perseverare è diabolico o ormai semplicemente sistematico ?


pubblicato daKarakteria in data 16 novembre 2009

    

Siamo alle solite e nei soliti ingranaggi rischia di consumarsi il destino di una Regione incapace di reagire.

Mettiamo che, per la realizzazione di centrali a biomassa, esistano dei contributi dello stato di 200.000 euro all'anno, per 8 anni, più un contributo di non so quanto per kW (chilovat) di energia prodotta. Mettiamo che questi contributi esistano per produrre energia pulita da fonti rinnovabili e mettiamo anche che, nelle energie pulite, tutto il mondo industrializzato, ora che ha capito che l'ambiente è in serio pericolo, si trovasse costretto ad operare. Non sarebbe bellissimo? Un impianto che brucia biomasse vergini agroforestali; una centrale che brucia verde umido e dal calore naturale sprigiona energia, producendo acqua calda e un inquinamento del tutto irrisorio, non sarebbe bellissima?

E mettiamo che imprenditori o società partcolarmente perspicaci, attenti all'andamento del mercato e ai bisogni del territorio e delle popolazioni che lo abitano,  proponessero a dei governanti altrettanto intelligenti, preparati e attenti, di installare delle centrali del genere. Immaginiamo, infine, che questi politici, così come sanciscono il diritto internazionale, la Costituzione italiana e le leggi sulla modernizzazione della pubblica amministrazione, coinvolgessero i cittadini nella realizzazione di opere di pubblico interesse e di pubblica utilità. Non sarebbe cosa buona e giusta, e produttiva e sensata?

Ebbene smettetela di immaginare, perchè tutte queste fantasie vi porterebbero lontanissimi dalla Basilicata: nel Mercure, a Teana, a Stigliano, a Ferrandina, a Tricarico, si vogliono costruire centrali a biomassa che, sebbene siano perle tecnologiche partorite da intelligenze scientifiche sovraffini, possono diventare strumenti pericolosi se vengono posti in mani guidate da cervelli piuttosto gretti.

Una centrale a biomassa, infatti, ha un impatto utile in una terra a vocazione agricola, solo se è di piccole dimensioni (massimo 1 megavat) : allora l'azienda agricola proprietaria o concessionaria di questo impianto la potrebbe utilizzare per produrre energia con i propri rifiuti naturali. Ma una centrale di 14 megavat, fra terreni a coltivazione biologica, come quella che la Regione ha previsto per Tricarico, rappresenta un vero attentato allo sviluppo del territorio. Non a caso infatti, sabato 13 novembre, al fianco degli abitanti, di numerose associazioni di cittadini di tutta la regione, di sindaci del comprensorio (tranne quello di Tricarico), e alla presenza di consiglieri regionali, c'erano sul piede di guerra a urlare "no" a interventi di questo tipo, Coldiretti, la cooperativa "La Fiorita" e la Coopagri. Tutti hanno denunciato l'imbroglio di un intervento industriale che vuole mascherare, dietro la facciata ecologica, un business del quale ne gioverebbero solo le società appaltatrici e di cui pagherebbero le conseguenze gli agricoltori, i cittadini dei comuni limitrofi, l'intero modello di sviluppo verso il quale tanti lucani puntano, osteggiati dalle multinazionali e dai propri rappresentanti nelle istituzioni: uno sviluppo sostenibile che sappia far fruttare le risorse naturali e le ricchezze ambientali del territorio e che punti alla produzione biologica di alta qualità, ad un turismo unico nel suo genere, che crei nuovi sbocchi occupazionali, redistribuzione di opportunità e ricchezze e nello stesso tempo coniughi opportunità di lavoro e stile di vita.

A niente valgono infatti le promesse di 14 posti di lavoro, che la centrale di Tricarico dovrebbe garantire, in confronto alle perdite agricole, di possibilità di altri progetti di sviluppo e alle stesse disastrose ricadute occupazionali che un intervento di questo tipo provocherebbe. Inoltre se una piccola centrale a biomassa è solamente utile, senza danni, una grossa provoca danni ambientali: quella di Tricarico, secondo Nicola Sardone sprigionerebbe, all'anno, 22 tonnellate di ossido di azoto, 22 tonnellate di ossido di zolfo, 22 tonnellate di polvere sottili e, non essendoci tanto combustibile in zona, bisognerebbe considerare anche un traffico di 150- 200 camion al giorno, con le conseguenze di congestione stradale e inquinamento da gas di scarico che tale traffico comporterebbe. Anche per questa mancanza di combustibile in zona, il segretario della OLA, ha invece paventato il rischio che queste centrali, una volta finito il tempo dei contributi, possano trasformarsi in normalissime discariche, per niente ecologiche.

Siamo dunque alle solite: enormi contributi economici, che potrebbero risultare utili allo sviluppo della nostra terra, si trasformano in danno. E mentre i nostri politici ignorano la cittadinanza per dialogare solo con le multinazionali, come se fossero i loro rappresentanti e non i nostri, la Basilicata si spoglia quotidianamente di altre vite umane, che fuggono altrove a cercare un futuro che qui sembra non essere garantito. E non per mancanza di possibilità, ma di impegno, di onestà e di intelligenza.

Solo un centinaio di persone sabato a Tricarico (forse 200, ma poche lo stesso) a dire "no". E fra queste 200 un agricoltore della zona che timidamente si avvicina, ti offre una "crispa" fritta dalla moglie, un bicchiere di vino, ti ringrazia per la presenza e, indicandoti la sua casa nuova a pochi metri da dove dovrebbe sorgere la centrale, ti dice che non ce la fa a pagare il mutuo, che si spacca la schiena tutti i giorni a coltivare un terreno arido, buono per il grano di alta qualità e per le vigne: " che dici questo vino è di alta qualità?"

Lo è, ma non lo commercializzano, o almeno non ancora. Poi mi dice che fino ad un mese fa non sapevano niente di questa centrale...solo qualche voce era filtrata, ma parlava di pannelli solari. Mi dice che da un mese si riuniscono tutti i giorni, anzi vivono praticamente in riunione, come noi ai tempi di Scanzano e mi dice anche che il sindaco non ha voluto nemmeno incontrarli in gruppo, ma ha dato la sua disponibilità solo a incontri singoli. "E perchè?" gli chiedo ed esprimo un mio dubbio " ...forse così può convincervi, magari promettere a qualcuno di voi uno dei 14 posti, in modo da sfaldare il comitato che avete creato?" Mi versa un altro biccihere, in silenzio, con un sorriso amaro e poi mi dice "Io voglio fare il grano e il vino e basta" e brindando "lo so fare, che ne dici?"  

Io dico che perseverare è diabolico e che la Basilicata è una terra ricca non solo di risorse, di natura ed energie, ma anche di persone semplici, buone, creative. Per questo non possiamo arrenderci, perchè abbiamo tutto quello che ci serve per costruire un grande futuro, dobbiamo solo organizzarci.

Ivano Farina

 

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