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Progetti troppo grandi per troppo piccoli industriali
Pubblichiamo una lettera aperta del comitato contro la centrale a biomasse di Tricarico, "Uno si distrae al bivio", che risponde alle ultime dichiarazioni di Nunzio Olivieri, presidente dell'Associazione Piccole e Medie imprese (API) della provincia di Matera.
Il nostro punto di vista in merito lo abbiamo già espresso partecipando alla manifestazione di sabato 14 novembre e con un articolo già pubblicato sul sito : abbiamo bisogno di un piano di sviluppo che tenga conto delle naturali e reali esigenze del territorio, che parta dal territorio e sia fatto per il territorio. Siamo arrivati al limite, non possiamo più permetterci la costruzione di opere inutili o utili solamente ai soliti pochi. Non è per cattiveria, noi vorremmo continuare a regalarvi soldi, ma queste sono le ultime cartucce e noi non possiamo permettervi di abbattere definitivamente una regione già ferita a morte. Vogliamo usare queste ultime cartucce per creare solchi, nella nostra Terra, che ci permettano di piantare semi di un altro tipo di sviluppo. Non è poi così difficile, cari piccoli industriali, utilizzare il progresso per il bene comune e non soltanto per voi; non è nemmeno tanto difficle provare a sforzarsi di capire che potreste essere i protagonisti di questa nuova chance molto più ricca e duratura, se solo provaste a guardare un pò più lontano e un pò più in alto delle vostre tasche.
Alla lettera di risposta del comitato, segue la lettera in questione del presidente dell' API.
Oggetto:Centrale a Tricarico – Cercasi classe imprenditoriale.
- LETTERA APERTA
Egregio Presidente dell’API di Matera,
il Comitato intercomunale “Uno si distrae al bivio” non intende sottrarsi dal farLe pervenire alcune considerazioni diverse da quelle che Lei ha esternato attraverso il suo Comunicato del 17 Novembre u.s.
Dal suo intervento traspare non solo una chiara difesa d’ufficio a favore della Centrale a biomasse e della CLEAN ENERGY s.r.l., il cui amministratore, Francesco Solimando, fa parte del consiglio di amministrazione dell'A.P.I. ma traspare anche una scarsa conoscenza sugli aspetti amministrativi messi in atto dagli Enti preposti nonché una scarsa conoscenza del progetto.
La vorremmo invitare a non rendere superficiali i motivi della contestazione e della manifestazione del 14 novembre u.s. organizzata da questo comitato, poiché offende in tal modo migliaia di cittadini, che, contrariamente a quanto Lei paventa, non si fanno strumentalizzare ma, più semplicemente, si sono documentati.
La questione ambientale e la teoria dello sviluppo da lei prospettate, non convincono. Forse dovrà fare un ulteriore sforzo per conoscere tutti gli aspetti che hanno per oggetto la costruzione della centrale a biomasse in questione.
Ci duole se alcune puntualizzazioni sul suo comunicato vanno evidenziate e rimarcate.
Sotto l’aspetto ambientale, quel sito deve considerarsi non idoneo perché a distanza di 10 metri vi sono abitazioni, perché è una realtà agricola e produttiva ove si producono prodotti biologici, i cui redditi familiari che ne derivano, per quanto modesti, danno una vita dignitosa alla popolazione del borgo. La centrale a biomasse che si intende realizzare non è figlia del Piano Energetico Regionale come Lei sostiene, mostrando, in tal modo, di non essere ben informato:
- la fonte di approvvigionamento di biomasse DEVE ESSERE REALE e non sulla carta. Nel progetto della Clean-energy che Lei mostra di non conoscere, è dichiarato che le biomasse (ben 95.400 tonnellate all’anno) sarebbero reperite nel parco di Gallipoli-Cognato, il cui Presidente ha già fatto sapere, con documento ufficiale, che si tratta di PURA UTOPIA.
- Il Piano energetico non legittima la realizzazione di centrali A COGENERAZIONE la cui energia termica debba essere SPRECATA, poiché NON E’ POSSIBILE IL SUO UTILIZZO. Ancora una volta Lei mostra di parlare senza cognizione di causa quando dice che essa sarebbe destinata alle imprese del luogo poiché fa intendere di non sapere che ben il 70% dell’energia prodotta da una centrale come questa, è termica, ossia decine e decine di Mw idonei a dare riscaldamento a MIGLIAIA DI UTENZE CHE NON CI SONO dato che Tricarico, Grassano e gli altri comuni dell’area sono troppo distanti per approntare una rete di teleriscaldamento. Ergo, le emissioni in atmosfera della centrale si andrebbero ad aggiungere e non a sostituire ai camini e caldaie degli abitanti dell’area. E, come dovrebbe sapere, questo non è proprio conforme alle disposizioni comunitarie, nazionali e regionali in materia.
- Anche se si bruciasse solo legna vergine, poi, verrebbero prodotte oltre 100 tonnellate all’anno di polveri sottili che, come specifica il dott. Salvatore Vito VALENTINO, responsabile del Settore Ambiente della Provincia di Matera nel suo parere agli atti del procedimento, : “..non vengono trattenute dai vari sistemi di captazione o abbattimento.” Ed ancora: “secondo la letteratura tecnica le ceneri volanti derivanti dalla combustione di legname quale quercia, faggio, abete potrebbero presentare un contenuto di cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio anche superiore a quella riscontrabile nelle ceneri volanti prodotte dalla combustione del carbone.” !!!
Le polveri sottili, come saprà, si diffonderebbero nell’aria e verrebbero inesorabilmente respirate non solo dai lavoratori della centrale ma anche dalle persone che vivono nei dintorni (fino a circa 20 km di distanza), con le conseguenze che può immaginare.
Nei pressi della centrale, ci porterebbe i suoi figli a vivere?? Noi pensiamo di no.
Il progetto di sviluppo di cui Lei parla non è quindi condivisibile sotto l’aspetto ambientale e sociale e non è credibile sotto l’aspetto economico. Come già evidenziatoLe, l’impianto in questione, egregio presidente, produrrebbe una modesta percentuale di energia elettrica e sprecherebbe l’energia termica prodotta. Allora come rendere competitivo il progetto? Come recuperare tale deficienza produttiva e di redditività? Secondo Lei, un impianto che utilizza solo il 30 % della sua capacità produttiva, è un investimento economicamente valido oppure vi sono altre teorie economiche e finanziarie che stravolgono tali principi?
Risponda, presidente, ma prima, per cortesia, si documenti.
Tricarico 18 Novembre 2009
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Per il Comitato
Il dibattito in corso sulla costruzione della centrale a biomasse da 14 megawatt nell’area industriale di Acquafrisciana a Tricarico merita un approfondimento per sgombrare il campo da ogni posizione strumentale e demagogica, figlia della mancata conoscenza dei fatti.
E’ pur vero che si deve tenere conto delle legittime perplessità di tanti cittadini, ma è altrettanto vero che qualcuno dovrebbe spiegare loro, senza artifizi o riserve mentali, quali sono i reali costi/benefici che deriverebbero da una centrale che produce energia elettrica da biomasse. E tutto questo a prescindere dall’interesse specifico di Clean Energy Srl, che è pari a quello di qualunque impresa privata che investe denaro e cerca profitto.
Non degno di menzione, invece, l’atteggiamento di tanta parte della classe politica che, dopo aver condiviso i criteri ispiratori del Piano Energetico Regionale, dopo aver demandato agli uffici preposti la complessa valutazione sulla fattibilità, frana senza appello alle prime avvisaglie di rumorosità della popolazione strumentalmente indotta a respingere preconcettualmente l’iniziativa.
Iniziamo con ordine: ricordiamo, infatti, che la centrale a biomasse di Tricarico è figlia dal Piano Energetico Regionale (PER) del 2001, tutt’ora in vigore, redatto dal prof. Clò dell’Università di Bologna, che prevede un dimensionamento minimo per le centrali a biomassa di 14 megawatt, a valere su di un plafond complessivo di 70. Anche la bozza del nuovo PIEAR, varato dalla Giunta regionale ed ancora all’approvazione del Consiglio, conferma le previsioni progettuali del Piano Clò, alla luce della grande disponibilità di “materia prima” da ardere nelle centrali a biomassa, stimata dalla Conferenza Regionale sull’Energia in 300 mila ettari.
La società investitrice lucana ha acquisito il parere favorevole di tutti gli enti preposti, fra cui spicca su tutti, in data 26 agosto 2008, quello dell’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata relativo alle emissioni in atmosfera, cioè alla principale (e legittima) preoccupazione addotta dalle associazioni ambientaliste contro la centrale. Clean Energy, inoltre, ha ottenuto dal GSE (Gestore Servizi Elettrici del Ministero dell’Economia) la qualifica IAFR, cioè di “Impianto Alimentato da Fonti Rinnovabili”, indispensabile per usufruire dei contributi sull’energia, importante voce del Conto Economico dell’investimento.
Chiarita la questione ambientale, certamente la più importante, qualche precisazione va fatta, conseguentemente, anche sui fattori economici e sociali dell’iniziativa. Fino ad oggi gli scarti naturali frutto della pulizia dei boschi lucani sono stati regolarmente trattati alla centrale, per es., di Crotone, con aggravio di costi di trasporto per la collettività. Con la centrale a biomasse di Tricarico, invece, oltre ad elevare complessivamente la produzione regionale di energia da fonti rinnovabili con conseguente possibilità di esportazione, si pongono anche le basi per uno sviluppo più razionale, essendo l’approvvigionamento energetico una delle maggiori voci di spesa per le imprese. La materia prima, il legno vergine, non manca. Non solo abbiamo i 300mila ettari disponibili dalla Regione, ma a questo si aggiunge anche il frutto della (ovvia, ma non sempre effettuata) pulizia degli argini dei fiumi, torrenti e dei canali oggetto anche di valorizzazione dalle iniziative regionali denominate Vie Blu e Vie Verdi. Le casse degli enti demaniali proprietari dei boschi e dei fiumi ne ricaverebbero oltretutto un indubbio beneficio economico dalla vendita alla centrale del materiale di risulta.
In conclusione, la centrale di Tricarico risolve il problema dei rifiuti da biomasse perché li brucia e produce un reddito per i produttori che conferiscono i rifiuti alla società privata. Reddito che potrebbe essere utilizzato, per esempio, anche per stabilizzare gli operai forestali. Il progetto di Clean Energy, poi, prevede l’impiego di almeno 80 persone per 18 mesi per la costruzione dell’impianto e un’occupazione a regime di 20 unità a tempo indeterminato più l’indotto per i trasporti e le altre attività, occupazione che di questi tempi non è poca cosa.
I contestatori dell’iniziativa possono stare tranquilli per il timore che si brucino rifiuti di altra natura, perché gli organi di controllo in Basilicata ci sono. L’esempio più calzante di centrali a biomasse in Europa lo troviamo in Finlandia, terra ricca di boschi. La Basilicata è anch’essa una regione verde e ricca di boschi, la cui pulizia è assai utile per la prevenzione degli incendi e per la pubblica incolumità. Infatti, quello che conta non è la quantità, ma la qualità dei rifiuti prodotti, e la centrale di Tricarico, considerata di taglia minima, è stata autorizzata per bruciare solo materiale vegetale, biomasse legnose provenienti da interventi di manutenzione e pulizia del bosco e dagli scarti delle lavorazioni dei salotti, per cui certo non ci sono problemi di approvvigionamento. Il tutto nel pieno rispetto del piano energetico regionale vigente.
Da ultimo, evidenziamo il vantaggio immediato e concreto per la comunità in cui l’impianto insisterà. Cospicue royalties al Comune di Tricarico per il miglioramento dei servizi pubblici e il 50% di energia-vapore gratis alle imprese insediate nell’area industriale di Acquafrisciana non sono da sottovalutare. La centrale, dunque, potrebbe avere un effetto trainante per lo sviluppo economico di un’area che sta sempre più degradando.
Per concludere, condivido le riflessioni del cittadino tricaricese Antonio TOSCANO che non ho il piacere di conoscere: se il nostro futuro è sempre più energivoro, allora tanto vale aprire in una regione come la nostra a forte vocazione turistica, a fonti energetiche alternative potenziando però il potere di controllo che tutti, nessuno escluso, hanno il diritto di esercitare nelle forme e competenze più opportune! Io personalmente non dispongo delle conoscenze più profonde in materia, ma se devo verificare la fattibilità di qualsiasi iniziativa posso dotarmi dei migliori consulenti per dormire sonni tranquilli e non brandire paure ancestrali che nulla hanno a che fare con le cose concrete.
Ing. Nunzio Olivieri
Presidente API Matera
dopo gli arriesti del solimando relative alle truffe sia per la centrale di tricarico che teana, qualcuno pensa ancora che questo investimentoo si possa fare ???
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