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"Violenza del territorio"
I lavori per la costruzione del pozzo per l'estrazione di Gas che si erano riusciti a bloccare, riprenderanno per la felicità della Società settentrionale Gas Plus e grazie alle autorizzazioni regionali. A queste aveva fatto seguito il "silenzio assenso" dell'amministrazione comunale policorese sulla V:i.a. (Valutazione di impatto ambientale) e i lavori erano partiti. Poi, a seguito di proteste, erano stati bloccati dalla stessa aministrazione.
Il sindaco di Policoro, Nicola Lopatriello, qualche giorno fa ha definito questa operazione una vera e propria "violenza del territorio" e ha dichiarato: "Sono costretto a malincuore a far riaprire il pozzo chiuso il 24 ottobre, che va a compromettere la salubrità ambientale e deturpare il paesaggio naturalistico, a maggior ragione perchè esso è nelle vicinanze di abitazioni e aziende agricole". Aggiungiamoci dunque un danno economico per i coltivatori dell'area.
Dalle dichiarazioni del sindaco e dal loro tono amaro si deduce che la decisione sia inappellabile e che ormai, alla comunità policorese, non resti che accettare con pazienza e sopportazione questa situazione, ma l'esperienza del deposito unico di scorie a Scanzano, della centrale a biomasse di Tricarico e di varie altre situazioni del genere ci insegnano che quando si vuole veramente ottenere un risultato utile in materia di ambiente, economia e salute, ci si riesce lottando con decisione.
Per questo, perchè vogliamo incitare l'amministrazione comunale e darle il nostro aiuto nella battaglia ( se è sincera la sua intenzione di fermare questa violenza), pubblichiamo un articolo, una denuncia e una proposta dell'Associazione No Scorie.
No Scorie:
"Siamo al paradosso, i cittadini si devono difendere dalle istituzioni e le istituzioni che non difendono i cittadini dai pericoli inerenti la salute pubblica, il territorio e le economie locali.
E' il caso delle trivellazioni nel Metapontino e in particolare a Policoro, dove dal 2007 la vecchia amministrazione di Sanza e l'attuale, di Lopatriello, sono stati ben informati (con volantini, mailing list, stampa, tv) sui rischi delle trivellazioni e sulla rapina perpetuata ai danni del territorio senza che lo stesso comune ricevesse nulla in cambio in termini di compensi economici (sul gas estratto a Policoro e nel metapontino non esiste alcuna royaltie). In un paese democratico non serve che si alzino le barricate per difendere la salute dei cittadini e le proprie economie. Il sindaco Lopratiello aveva e ha ancora in mano tutti gli strumenti di democrazia per bloccare le trivellazioni nel suo territorio, così come hanno fatto tanti altri comuni lucani che hanno detto no alle trivelle.
Il comune di Policoro non si è mai opposto alla Via, (Valutazioni di impatto ambientale della Regione Basilicata) sulle trivellazioni vicino via Adua, mentre lo hanno fatto le organizzazioni di cittadini e il Prc di Policoro. Alle osservazioni sulla V.i.a e sulla pericolosità degli impianti petroliferi fatti da Rifondazione sul pozzo vicino via Adua, nelle vicinanze delle case coloniche, la Regione Basilicata risponde con il blitz di ferragosto dell'assessore Vincenzo Santochirico nel quale autorizza la trivellazione in via Adua.
L'amministrazione comunale non si è opposta al procedimento amministrativo di autorizzazione pur essendoci tutti i presupposti per opporsi al Tar e chiedere il ritiro della Valutazione di impatto ambientale. E non è stato mai indetto un consiglio comunale aperto ai cittadini per decidere insieme il futuro di Policoro, lasciando il paese e il futuro del territorio all'assessore Santochirico o peggio alle compagnie petrolifere.
Allo stato attuale, il sindaco resta il primo tutore della salute pubblica cittadina, Policoro d'altronde non è mai stata monitorata con centraline fisse per l'inquinamento petrolifero da parte dell'Arpab, con dati pubblici divulgati ai cittadini. Un impianto petrolifero è un impianto di un certo rischio, non è certo un "arbre magic" che emana profumi.
Nel 1991, per la cronaca, un pozzo di gas proprio a Policoro esplose e bruciò per 15 giorni: nessuno fu in grado di spegnerlo.
Il sindaco di Policoro convochi un consiglio comunale aperto sulla questione e chieda il ritiro dell'autorizzazione regionale, ora per allora. Il silenzio assenso diversamente risulta palese.
Stesso interessamento abbiano i consiglieri provinciali e regionali del Metapontino che possono stabilire le regole alle trivellazioni autorizzate dalla Regione, anziché consentirle nei dintorni di case coloniche (Policoro), centri abitati (Marconia), ospedali (Villa d'Agri) e vicino i bacini idropotabili del Pertusillo. Mediante gli strumenti democratici dei piani energetici regionali, e delle leggi regionali in materia di inquinamento e tutela della salute pubblica.
Con circa il 40 % del gas estratto dalla concessione Policoro si potrebbe dare gratis a circa 4000 famiglie (1000 mc/cad.). Su una produzione approssimativa media di circa 9 milioni /mc/anno dalla concessione Policoro, si ipotizza una distribuzione di gas nelle condotte agli utenti che pagano in bolletta un valore (tasse e accise comprese approssimate ) pari a circa 5.300.000 euro/anno (9 milioni/mc/ anno x 0,59 euro/mc) .
Il sindaco ha poi genericamente accusato le associazioni ambientaliste di aver fatto un passo indietro rispetto alla questione del pozzo di via Adua. Prima di lanciare accuse inopportune e false, ricordiamo al sindaco Lopatriello che le associazioni ambientaliste o di tutela del territorio sono costituite da volontari e molto spesso sono - in questa regione - l'unica voce di dissenso e di informazione contro lo strapotere e il connubio tra politica e affari, ai danni dell'ambiente e della salute dei cittadini. Dunque, prima ancora di emanare giudizi su impensabili passi indietro, il sindaco Lopatriello pensi lui a fare un bel passo avanti contro i programmi (imposti) di sottosviluppo orditi dai potentati economici, che vogliono trasformare questa regione in una colonia energetica e di rifiuti.
Chi è deputato a tutelare gli interessi della collettività - ed è pagato dalla stessa collettività per farlo - si comporti di conseguenza, nella consapevolezza che quando i cittadini scendono in piazza, è sempre un fallimento delle istituzioni."
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