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Trivelle nello Jonio, nuovo bluff fra Regione e Governo

Come una continua presa in giro ai danni delle popolazioni lucane, ma anche pugliesi e calabresi fioccano le domande di trivellazione nel mar Jonio. Nel 2008 in pieno novembre ci fu una mobilitazione tra associazioni e operatori turistici, coinvolgendo anche i sindaci del Metapontino affinché la Consul Service non trivellasse tra Nova siri e Metaponto. Allora la Valutazione d'impatto ambientale fu ritirata per carenza di documentazione proprio quando stava per ultimare il periodo delle osservazioni da parte di enti e istituzioni (molto probabilmente se nessuno si sarebbe lamentato tutto, passava inosservato, e le società avrebbero perforato i fondali del mar Jonio senza spendere altri soldi in studi e ricerche). Nel 2009 ai primi dell'anno sulla stessa concessione la Dr 148 scompare la Consul Service e al suo posto si fa avanti l'Appenine Energy. In piena estate ci fu una nuova mobilitazione, e questa volta accanto alle associazioni, agli operatori turistici ci sono anche i consorzi agricoli ed economici del Metapontino. La Regione, con l'assessore Santochirico, preoccupata dalle istanze dei cittadini che ormai non vedono di buon occhio le trivellazioni e le ricerche petrolifere in Basilicata, corre ai ripari e assicura (riscuotendo il plauso di alcune istituzioni) che il Ministero non permetterà all'Appenine Energy di trivellare nel nostro mare. Era palese che l'intervento sia servito per calmare gli animi e per continuare indisturbati le trivellazioni sulla terraferma regionale, viste le successive trivellazioni concesse a Policoro, vicino l'ospedale di Villa d'Agri, e altre richieste oggetto di valutazione nei pressi del bacino idropotabile del Pertusillo (le trivelle sono incompatibili con i bacini delle acque lucane) e nell'area dei calanchi.
Infatti, ancora oggi osserviamo, nonostante il fermo imposto all'Appennine Energy, che la concessione Dr 148 non è stata ritirata dal Ministero dello sviluppo economico né sparisce dal sito Unmig dello stesso ministero. Tanto è che, appena a due mesi dall'annuncio di Santochirico contro le trivelle nel Mar Jonio, appare d'incanto una nuova richiesta al Ministero di perforazione nel mare Jonio lucano. La nuova area è spostata non di molto rispetto alla Dr 148, e ha un nuovo nome, D68, e nuova società richiedente. Anzi, sono due:
La TRANSUNIONPETROLEUM ITALIA e la NORTHERN PETROLEUM con richiesta D 75 (fonte sito unmig)
La nuova concessione in linea d'acqua parte da Scanzano Jonico e arriva a Roseto Capospulico, con le acque di Policoro, Rotondella e Nova siri che costituiscono il cuore dell'area interessata alle ricerche. Le richieste di concessione però non finiscono qui, ma interessano tutta la costa calabra, oltre l'area tarantina, passando da Crotone, dove le trivelle poco distanti dalla battigia sono già attive, fino al golfo di Policastro trasformando il mare in tanti appezzamenti d'acqua da trivellare.
In Norvegia le piattaforme in mare non le realizzano sotto gli 80 Km dalla costa, dalle aree joniche oggetto di richiesta , non ci sembra proprio che siamo negli stessi parametri.
La questione ormai non è solo locale, ma interessa tre regioni del sud (la puglia è interessata anche sul lato Adriatico), che vivono di agricoltura e turismo. Il governo e la politica prima di fare scelte scellerate nei confronti di un ambiente e di un territorio dovrebbero informare le popolazioni e condividere le eventuali scelte. Senza dimenticare che l'energia fossile non rappresenta più il futuro economico, ma il passato e che meglio sarebbe per governi regionali e nazionali, avviare una sana e vera politica energetica eco-compatibile, capace di rendere autonome le famiglie, le imprese e le aziende agricole dai costi, dalle pressioni e dagli inquinamenti del ciclo degli idrocarburi. Il cui ritorno in termini di royalty per le popolazioni locali si trasforma nel solito piatto di lenticchie (dal 4,7,10% circa sull'estratto ). Sempre in Norvegia, al territorio viene lasciato l'80 per cento del valore dei barili estratti, tanto da poterlo definire "petrolio consortile e comunitario".
In Italia e in Basilicata, invece, i comportamenti degli amministratori, il silenzio dei parlamentari e delle forze politiche su questioni di vitale importanza per il futuro del territorio, non fanno altro che peggiorare il rapporto tra politica, istituzioni e cittadini. I quali continueranno a mobilitarsi per far rispettare i propri diritti. Proprio com'è accaduto ultimamente a Policoro (cittadina Jonica) dove l'assessore Santochirico, non solo ha autorizzato nel pieno delle vacanze un pozzo di gas, ma ancora non ha dato risposte concrete ai cittadini che sono scesi in piazza e al consiglio comunale in merito al pozzo autorizzato.
Come una continua presa in giro ai danni delle popolazioni lucane, ma anche pugliesi e calabresi fioccano le domande di trivellazione nel mar Jonio. Nel 2008 in pieno novembre ci fu una mobilitazione tra associazioni e operatori turistici, coinvolgendo anche i sindaci del Metapontino affinché la Consul Service non trivellasse tra Nova siri e Metaponto. Allora la Valutazione d'impatto ambientale fu ritirata per carenza di documentazione proprio quando stava per ultimare il periodo delle osservazioni da parte di enti e istituzioni (molto probabilmente se nessuno si sarebbe lamentato tutto, passava inosservato, e le società avrebbero perforato i fondali del mar Jonio senza spendere altri soldi in studi e ricerche). Nel 2009 ai primi dell'anno sulla stessa concessione la Dr 148 scompare la Consul Service e al suo posto si fa avanti l'Appenine Energy. In piena estate ci fu una nuova mobilitazione, e questa volta accanto alle associazioni, agli operatori turistici ci sono anche i consorzi agricoli ed economici del Metapontino. La Regione, con l'assessore Santochirico, preoccupata dalle istanze dei cittadini che ormai non vedono di buon occhio le trivellazioni e le ricerche petrolifere in Basilicata, corre ai ripari e assicura (riscuotendo il plauso di alcune istituzioni) che il Ministero non permetterà all'Appenine Energy di trivellare nel nostro mare. Era palese che l'intervento sia servito per calmare gli animi e per continuare indisturbati le trivellazioni sulla terraferma regionale, viste le successive trivellazioni concesse a Policoro, vicino l'ospedale di Villa d'Agri, e altre richieste oggetto di valutazione nei pressi del bacino idropotabile del Pertusillo (le trivelle sono incompatibili con i bacini delle acque lucane) e nell'area dei calanchi.
Infatti, ancora oggi osserviamo, nonostante il fermo imposto all'Appennine Energy, che la concessione Dr 148 non è stata ritirata dal Ministero dello sviluppo economico né sparisce dal sito Unmig dello stesso ministero. Tanto è che, appena a due mesi dall'annuncio di Santochirico contro le trivelle nel Mar Jonio, appare d'incanto una nuova richiesta al Ministero di perforazione nel mare Jonio lucano. La nuova area è spostata non di molto rispetto alla Dr 148, e ha un nuovo nome, D68, e nuova società richiedente. Anzi, sono due:
La TRANSUNIONPETROLEUM ITALIA e la NORTHERN PETROLEUM con richiesta D 75 (fonte sito unmig)
La nuova concessione in linea d'acqua parte da Scanzano Jonico e arriva a Roseto Capospulico, con le acque di Policoro, Rotondella e Nova siri che costituiscono il cuore dell'area interessata alle ricerche. Le richieste di concessione però non finiscono qui, ma interessano tutta la costa calabra, oltre l'area tarantina, passando da Crotone, dove le trivelle poco distanti dalla battigia sono già attive, fino al golfo di Policastro trasformando il mare in tanti appezzamenti d'acqua da trivellare.
In Norvegia le piattaforme in mare non le realizzano sotto gli 80 Km dalla costa, dalle aree joniche oggetto di richiesta , non ci sembra proprio che siamo negli stessi parametri.
La questione ormai non è solo locale, ma interessa tre regioni del sud (la puglia è interessata anche sul lato Adriatico), che vivono di agricoltura e turismo. Il governo e la politica prima di fare scelte scellerate nei confronti di un ambiente e di un territorio dovrebbero informare le popolazioni e condividere le eventuali scelte. Senza dimenticare che l'energia fossile non rappresenta più il futuro economico, ma il passato e che meglio sarebbe per governi regionali e nazionali, avviare una sana e vera politica energetica eco-compatibile, capace di rendere autonome le famiglie, le imprese e le aziende agricole dai costi, dalle pressioni e dagli inquinamenti del ciclo degli idrocarburi. Il cui ritorno in termini di royalty per le popolazioni locali si trasforma nel solito piatto di lenticchie (dal 4,7,10% circa sull'estratto ). Sempre in Norvegia, al territorio viene lasciato l'80 per cento del valore dei barili estratti, tanto da poterlo definire "petrolio consortile e comunitario".
In Italia e in Basilicata, invece, i comportamenti degli amministratori, il silenzio dei parlamentari e delle forze politiche su questioni di vitale importanza per il futuro del territorio, non fanno altro che peggiorare il rapporto tra politica, istituzioni e cittadini. I quali continueranno a mobilitarsi per far rispettare i propri diritti. Proprio com'è accaduto ultimamente a Policoro (cittadina Jonica) dove l'assessore Santochirico, non solo ha autorizzato nel pieno delle vacanze un pozzo di gas, ma ancora non ha dato risposte concrete ai cittadini che sono scesi in piazza e al consiglio comunale in merito al pozzo autorizzato.
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