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La favola dell' Api e del Moscone
C'era una volta una giovane api con un cuore di ragno che era stata scacciata dal regno dei nuovi calabroni perchè, decrepita e inutile, non era riuscita a mascherare bene la sua inopportuna striatura a forma di scudo crociato.
Un giorno, mentre sola e disperata ronzava intorno al fiore appassito di una provincia spolpata fino all'osso, vide un piccolo contenitore buttato al centro di un porcile e disse fra sè: "Ecco un luogo perfetto dove tessere la mia tela. Costruirò lì la mia nuova tana, mi travestirò per bene e da lì mi farò ago della bilancia, maestra di opportunismo, asilo dei trombati, covo degli opporunisti. Costruirò lì un veliero pirata di cui tutti avranno bisogno prima o poi: ogni cavalletta trombata, tante zanzare avventuriere avranno pure bisogno di un nuovo tugurio dove rifugiarsi, di un nuovo trampolino di lancio da dove ripartire....Io mi imboscherò, mi metterò pazientemente in attesa e li ospiterò quando ne avranno bisogno...Ridete ora, ridete pure di me, non sapete cosa vi sto preparando....Hahahahahah" E scoppiò in una risata malefica, mentre si piombava sul nuovo contenitore.
Infatti l'api col cuore di ragno e il cervello di iena ( e non chiedeteci come può stare nel cranio di un'api un cervello di iena!) aveva fiutato l'affare: prima o poi le cavallette "trombate" sarebbero aumentate e avrebbero avuto bisogno di rifugiarsi da qualche parte. Lei sarebbe diventata la loro salvatrice, avrebbe fornito asilo e assistenza, in cambio di un suo riciclaggio nell'ombra e di altre mille opportunità di rinascita. Così si attrezzò ben presto e piano, piano, zitta, zitta vide che chi di quà chi di là erano in tanti ad avere bisogno di un nuovo tugurio.
"Hahahahhahaah" Rideva sotto i suoi folti baffi l'api famelica (...e di nuovo non fateci domande, non sappiamo come facesse ad avere i baffi...li aveva e basta). Rideva e comandava. Cominciava a dettare legge ora a questa amantide ora a quello scarafaggio. Ora a destra, ora a sinistra, tutti si accorgevano - chi prima, chi dopo - di avere bisogno di un continetore proprio nel centro del porcile.
"E' un contenitore moderato quello, si può e si deve discutere con lei" dicevano in pubblico i calbroni velenosi. "Abbiamo bisogno di un nuovo centro" predicavano i pidocchi trombati dai mammut.
Poi si riunivano in privato e quando i pidocchi chiedevano ai calabroni cosa significasse "moderato" qualche mammut da dietro rispondeva: "Significa che sa come inciuciare, non crea problemi, è uno di noi!"
E quando i calabroni chiedevano ai pidocchi: "Perchè avete bisogno di un nuovo centro?" Questi rispondevano candidamente: "Perchè sia a destra, sia a sinistra si corre il rischio di scivolare sulle idee, al centro invece si sfonda di sicuro, come ci diceva sempre il capo mammut mentre ci trombava".
E allora quaglie, rospi, vecchi maialini d'india, blatte, locuste, tafani in fuga precoce dai mammut, in tanti si rivolgevano all'api. C'erano anche tante cimici fra di loro, fino a che un giorno non si presentò un moscone che le odiava a morte, perchè già tanti guai aveva dovuto subire a causa di quelle odiose cimici gialle.
Quando l'api lo vide arrivare si fregò le mani e disse: "Ti stavo aspettando. Sapevo che saresti venuto. Dimmi. Cosa vuoi?"
Il moscone aveva ancora le mani legate da quelle perfidi cimici gialle, lacrimoni agli occhi e si alzava di continuo le maniche della camicia per il nervosismo e, alzandosele, si graffiava col ferro che le cimici gli avevano imposto ai polsi: "Vedi, vedi come mi hanno ridotto? Nessuno mi vuole più, tutti abusano di me! Nello stagno delle Libertà tutti mi vogliono trombare, in città tutti mi chiedono piaceri, a sinistra mi violentano, a destra mi deridono. Sono perduto, sono finito se tu non mi aiuti..."
"Ma sono quì per questo" lo interruppe l'api con l'acquolina in bocca "Dimmi. Cosa ti serve?"
"Voglio due salvagenti"
"Due salvagenti? Ma lo sai quanto costano due salvagenti? E lo sai che dovrei toglierli alle cicale per darli a te?"
"Lo so"
"E lo sai che questo fa lievitare il prezzo?"
"Lo so. Ma solo tu puoi aiutarmi, grande Api e io so come aiutare te. Costruiremo insieme un grande centro. Ho centinaia di moscereni incollati alle schede elettorali, ho amici che mi devono tanto. Aiutami, api, ti ripagherò vedrai..."
Parlarono per giorni e giorni, contrattarono meticolosamente ed elaborarono un piano. Alla fine l'api lo aiutò. Gli diede i 2 salvagenti.
Le cicale si incazzarono che non vi dico!
Andarono dai calabroni, dalle blatte, dai mammut. E questi risposero, con veltroniano coraggio: "E' vero, ma anche no. L'Api ci serve! Ci impegneremo a risolvere il caso, ma anche no. L'Api è moderata! Non vi preoccupate, ma anche si. L'api è il nuovo centro. Sapete che di noi potete fidarvi, ma anche no. Come noi non ci fidiamo di voi".
Il Moscone intanto si scialava. Ormai rinato, se la rideva come una mosca sotto il culo di un elefante. Gozzovigliava, si tuffava con un tale trasporto su quella cacca che l'api, seppure sempre accorta e diffidente, lo guardava con una gioia materna indescrivibile. "Com'è bello" pensava "E' uno dei nostri figli migliori. Ormai siamo pronti per costruire il Nuovo Centro.... Hahahahahahahaha"
E alle cicale, alle povere cicale, non rimaneva che aspettare la fine dell'estate per tornare in letargo, ognuna al proprio posto, dopo il gran rumore dell'estate.
gli insetti indicati nel racconto sono tutti riconoscibilissimi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
bravissimi.....complimenti per il bel servizio!!!
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