Sei quiNormali favoritismi e normali ritorsioni del SISTEMA POLICORO 4 - Il caso D'Amato e le terre di via Puglia
Normali favoritismi e normali ritorsioni del SISTEMA POLICORO 4 - Il caso D'Amato e le terre di via Puglia
Il terzo passo della strategia riguardò l’adozione di 2 delibere consiliari: la n.10 del 20/03/2001 e la n.50 del 29/12/2004. Con la prima approvarono il Piano di Dismissione dei Beni Comunali, nei cui stralci erano presenti i terreni appetiti dal vicesindaco D’Amato. Stranamente però, nel documento, la zona era indicata come B8/40 e non come B8/4a, come invece era riportata nell’elaborato della Variante Tecnica, approvata nel 1999. Un errore materiale, o un espediente allo scopo di sviare l’attenzione del Consiglio Comunale? O ancora uno stratagemma per riservarsi una duplice lettura/interpretazione dell’atto? Anche su questo chiedeva di indagare Vigorito, perché effettivamente tale ulteriore equivoco negli atti ingenerava diverse interpretazioni, tutte favorevoli al D’Amato: se l’area fosse andata retrocessa, si sarebbe potuto sostenere che non era tra i beni da dismettere e dunque sarebbe andata agli eredi della Sallustio, se invece non fosse stata retrocessa sarebbe stata oggetto di dismissione. La predetta delibera venne approvata con la partecipazione e il voto favorevole di Felice D’Amato.
Il 24 luglio 2003 la delibera n.29 compiva il passo decisivo: approvava il Regolamento per la gestione e l’alienazione degli immobili comunali.
L’articolo 18 del regolamento stabiliva un diritto di prelazione per chi occupava un bene patrimoniale del Comune da almeno 2 anni dall’approvazione della delibera; l’art. 9 elencava le procedura di vendita: bisognava procedere con trattativa privata “per i beni ceduti in uso a terzi, con un contratto o altro provvedimento sostitutivo, ancora vigente al momento della deliberazione con la quale si determina la dismissione del bene”. E da questo articolo del Regolamento che prevede che il contratto debba essere ancora vigente al momento della deliberazione di dismissione del bene, Lopatriello e D’Amato avrebbero tratto la loro forza ricattatrice nei confronti di Vigorito, che affermava di aver ricevuto minacce da parte del sindaco e del vicesindaco di revocargli l’atto concessorio del 1992.
Inoltre sempre l’art. 9 stabiliva una “vera e propria sanatoria” nei confronti dei terreni che, un tempo di proprietà dell’ Alsia (ex Esab) erano stati ceduti a terzi e successivamente acquisiti dal Comune e per i quali c’era un contenzioso in corso. Questo articolo appariva un vestito cucito su misura per D’Amato.
Infatti a relazionare in Consiglio Comunale su questo regolamento era stato proprio Felice D’Amato, che al Consiglio Comunale successivo sarà aspramente criticato da Rocco Leone, che (ieri come oggi) era passato dalle file della maggioranza a quelle della minoranza. Queste le parole dell’ex alleato: “Gli interessi di famiglia, caro vicesindaco, non si curano facendo l’amministratore, dovresti tornartene a casa se vuoi curare la tua retrocessione […] Tu stai solo prendendo! Quando si faceva il Regolamento della dismissione dei beni pubblici perché ti intromettevi? […] Tu devi spiegare che una ditta oggi finisce di fare un lavoro pubblico e il giorno dopo ti viene a fare la casa a te […] Querelami!”
Sempre nella stessa denuncia, Vigorito affermava che per non perdere la sua casa aveva dovuto subire la richiesta di Lopatriello di non candidarsi alle elezioni comunali del 2001 nella lista avversaria e che il sindaco e D’Amato erano diventati sempre più insofferenti nei suoi confronti ,da quando aveva cominciato a chiedere copie di atti e di documenti. Dichiarava di aver subito minacce da parte del vicesindaco di non occuparsi di fatti che non lo riguardavano e che addirittura aveva ricevuto una telefonata anonima che lo minacciava di morte, qualora “non avesse lasciato in pace il sindaco e il vicesindaco”. Proprio questa telefonata lo aveva spinto a presentare denuncia presso i carabinieri.
A distanza di 6 anni non è noto quello che avvenne dopo la denuncia e sarebbe interessante conoscerne l’esito, anche perché dopo i fatti oggetto della denuncia di Vigorito l’idillio fra Lopatriello e la cordata Antonio DiSanza- Felice D’Amato si ruppe, anche se, a voler dar credito alle indagini della Guardia di Finanza e all’attuale situazione politica della città, non si spezzò.
Lo stato attuale delle indagini infatti vedono il D’Amato tramite fra gli imprenditori e i politici coinvolti negli atti di corruzioni che avrebbero avuto come protagonisti il sindaco e parte dell’attuale amministrazione, mentre il panorama politico policorese vede Di Sanza allontanato dal gruppo consiliare del PD a causa del suo riavvicinamento a Lopatriello e un nuovo possibile sodalizio elettorale fra i due, o meglio fra i lopatriellani e lui.
A noi per il momento non rimane che accontentarci che raccontare i fatti per farci un’idea sul Sistema Policoro: sano o malato, normale o atipico giudicatelo voi. E nel giudicarlo, se vi avanza tempo, riflettete anche su quanto ci perdiamo e se ci guadagnamo da questo sistema.
Invia nuovo commento