Sei quiMonnezza per loro! Buon materiale Noi!
Monnezza per loro! Buon materiale Noi!
E' assurdo che la piccola Basilicata viva una emergenza rifiuti simile a quella campana, eppure anche noi rischiamo il commissariamento. Potenza è in piena emergenza rifiuti.
E' inconcepibile che "si continui a viaggiare sul pericoloso binario discarica/inceneritori" di fronte ad una produzione procapite di rifiuti che va diminuendo in concomitanza con lo spopolamento della nostra Terra.
L'ampio territorio verde, la vocazione agricola e turistica, il numero ridotto degli abitanti e tutta una serie di fattori sembrano spingere naturalmente la nostra regione verso la differenziazione totale dei rifiuti. E' innaturale, più dispendioso, oltre che dannoso continuare sulla scia di discariche e inceneritori, eppure - nonostante i recenti scandali e al di là della gran retorica sulla raccolta differenziata - la Fenice brucia ancora opportunità e polmoni nel potentino e nel materano si vogliono costruire 4 centrali a biomasse, inutili dal punto di vista energetico, ma utili per bruciare combustibile derivato da rifiuti, grazie ad una legge regionale che le trasformerebbe sostanzialmente in inceneritori: 4 piccole Fenice. In Basilicata esistono già 550 discariche a cielo aperto che producono un incidenza di inquinamento fra le più alte d'Italia.
Anche i Comuni lucani che vogliono praticare la differenziazione totale dei rifiuti in realtà sono impediti a farlo. Infatti se intorno non si creano le condizioni del riciclo, si rischia "la farsa" di una raccolta multimateriale, come a Potenza (un mix di carte, stoffe, legno, plastica da bruciare) ben diversa dal riciclo.
La Regione tiene fermi i progetti di compostaggio, prevedendo al massimo non impianti di compostaggio verde(che trasforma l'umido in concime agricolo), ma di compostaggio grigio (Colobraro, Sant'Arcangelo) che non offrono garanzie ambientali e vanno nella direzione opposta. Il compost grigio, a causa dell'alta percentuale di vetro e piombo contenuto, viene utilizzato solo per la copertura dei rifiuti in discarica e non offre garanzie dal punto di vista ambientale, quello verde è di stimolo e di utilità per l'agricoltura biologica.
Dunque al momento attuale la realtà dei fatti del Piano regionale e dei piani provinciali non prevede impianti di riciclo, al contrario disincentiva la differenziazione dei rifiuti, costringendo finanche i pochi Comuni ricicloni a parcheggiare solamente il differenziato in isole verdi, per poi bruciarli attraverso il metodo del multimateriale, per fare dell'umido bendaggi per le discariche all'aperto o addirittura li costringe a sostenere prezzi controproducenti per il trasporto in centri di riciclaggio fuori regione.
Tutto in presenza di direttive europee e di realtà esemplari che guardano alla Basilicata come al luogo ideale dove poter sperimentare la ricetta "Zero Rifiuti", anzi di ciò che ormai non dovrebbe neppure più essere definito "rifiuto", ma "materia seconda" o addirittura "materiale", per la capacità di riutilizzo che ha raggiunto.
E a definirli materiali è Carla Ponti, commissario europeo per i rifiuti e direttrice del Centro Riciclo Vedelago (una realtà trevisana che riesce a smaltire il 99% dei rifiuti), ospite negli anni passati più volte nella nostra regione, testimonial applaudito e ignorato. Talmente ignorato da sentirsi preso in giro dalle istituzioni della nostra regione.
Perché? Perchè tanti applausi e belle parole e poi fatti del tutto contrari? Perchè in Basilicata che sarebbe così facile essere all'avanguardia in questo settore (che tra l'altro porterebbe centinaia di posti di lavoro), sicuramente più semplice che a Treviso, diventa tutto così difficile?
Per la OLA non ci sono dubbi: "esistono interessi trasversali che vedono società economiche, pienamente inserite nell'establishment politico lucano che sono interessate ad altro". Bolognetti, nel suo libro "La peste Italiana. Il caso Basilicata" parla "dello scontro fra 2 monopoli che negli anni hanno letteralmente sabotato la raccolta differenziata: quello arcaico dei clan delle discariche e quello tecnologico delle lobby degli inceneritori".
Sono 2 modi diversi di dire la stessa cosa. E se ne potrebbero citare altri 100, uno per ogni associazione e movimento lucano e tutti dicono la stessa cosa. Questa volta, però, sembra che denunciare non basti più a nessuno.
Con l'approssimarsi delle scadenze per la presentazione dei piani per la gestione dei rifiuti si alimentano non solo i dibattiti istituzionali, ma anche quelli indetti dai cittadini e dai movimenti lucani.
KARAKTERIA è impegnata da tempo su questo tema e ultimamente siamo in prima linea nell'elaborazione di un PIANO DI GESTIONE RIFIUTI, benedetto dal commissario europeo Carla Ponti e dal vate della ricetta rifiuti zero, Paul Connet. Lo siamo insieme ad una cinquantina di associazioni lucan. Il piano, che è in gestazione almeno da un paio di anni, è in fase di terminazione da parte del tavolo tecnico; anche la strategia politica è più o meno delineata.
L'incontro di Matera, a fine ottobre, quello di qualche settimana fa a Marconia e infine quello che ci attende sabato a Pisticci, prospettano un autunno carico di partecipazione civile e caldo anche da noi ... e chissà che questo caldo non riesca a spegnere gli inceneritori e ad accendere le speranze.
Invia nuovo commento