Sei quiL' accordo fra Alsia e Marinagri? Una strada percorribile solo se in mezzo ci si mettono i cittadini con gli interessi di tutto il territorio

L' accordo fra Alsia e Marinagri? Una strada percorribile solo se in mezzo ci si mettono i cittadini con gli interessi di tutto il territorio


pubblicato daKarakteria in data 27 dicembre 2011

L'Alsia dopo trent'anni di sonno rivendica la proprietà di 30 ettari di terra alla società Marinagri. Perchè?

Forse perchè, essendo finito il tempo delle vacche grasse, oggi l'Alsia ha bisogno di fare cassa o forse perchè è cambiata la gestione. Il fatto è che chiede indietro i 30 ettari o una compensazione di 4 milioni di euro.

I Vitale invece asseriscono che quei terreni erano stati riconosciuti dall'Intendenza di Finanza, con il parere posistivo dell'Ute e del Genio Civile, sostengono di essere in possesso di tutte le autorizzazioni. Per questo non sono disposti a concedere un bel niente.

Si possono - e secondo noi si devono - avanzare i dubbi che quelle autorizzazioni non siano state del tutto rispettose della legge, ma la questione oltre che dal punto di vista etico, storico, culturale, sociale va anche e soprattutto affrontata dal punto di vista politico ed economico: Marinagri ormai c'è e non la si può abbattere o chiudere.

Dunque la domanda principale deve essere di natura politca: che fare per rimediare il più possibile al danno sulla costa e sul paesaggio, come rendere la cittadella sul mare veramente una risorsa per Policoro?

Su quei 30 ettari di terreno la società Marinagri dovrebbe costruire un campo da golf e un albergo di lusso.

I sindaci di Policoro e Scanzano sono apertamente schierati con i Vitale, per questioni di storiche "amicizie" (Lopatriello) e perchè sono interessati agli oneri di urbanizzazioni che entrerebbero nelle casse comunali, dopo la cementificazioni di quelle terre.

Dunque l'Alsia contro Marinagri e i due sindaci, circondati da una platea di tifosi. Sono tutti arroccati nella difesa delle loro posizioni e poi ci si stupisce che non si riesce a trovare un accordo fra le parti.

Sulla vicenda dei terreni e su tutta la vicenda Marinagri la nostra posizione è nota da tempo: non abbiamo mai condiviso quell'intervento che ha aggravato la situazione etica della nostra regione, già non particolarmente pulita e soprattutto ha devastato una risorsa ambientale, pregiudicato l'equilibrio della costa del metapontino e ci ha privato di un modello di sviluppo turistico che, lungi dal concentrare la ricchezza in poche mani, avrebbe dovuto diffondere opportunità fra i policoresi e i lucani. Non possiamo nemmeno sorvolare sui documenti delle inchieste in corso, su quelli che fornisce la società Marinagri, nè su quelli che emergono dagli archivi della nostra associazione: ultimamente una lettera firmata da Mario Arbia e Giuseppe Settembrino, datata 20/11/1974, nella quale si chiedeva alla magistratura di indagare sui passaggi di terre dall'Ente di Riforma e dalla Mensa Arcivescovile di Napoli all'allora Ittica Valdagri e sulla speculazione edilizia derivata a probabili troppo facili concessioni da parte del Comune di Policoro, cieco da un occhio o da tutti e due. La magistratura non indagò.

Per la nostra formazione etica e culturale non possiamo e non voglianmo non tener conto di queste notizie, nemmeno, però, vogliamo arroccarci in posizioni troppo rigide che devierebbero la mira del nostro sguardo, costantemente rivolto al futuro della nostra Terra, verso il pantano del passato o verso la platea rumorosa dei tifosi.

Quì, ora, non si tratta di prendere una posizione pro o contro Marinagri, ma di vedere cosa va bene per Policoro, senza dimenticare però che solo attraverso il rispetto della legalità e delle regole si possono garantire pari opportunità per tutti e dunque perseverando sempre nella difesa della trasparenza e della legalità. La storia per noi,come abbiamo già detto, è lo stesso fiume che parte dal passato, attraversa il presente e si rivolge al futuro. Noi la utilizziamo per costruire meglio nel futuro, non per vincere una disputa retorica, nè tanto meno per distruggere cose o persone. Se su questo fiume è stata ormai costruita una città turistica, non possiamo fare finta che non ci sia. Dobbiamo, invece, trovare il modo di salvare il salvabile.

Tralasciando, dunque, la storia della contesa fra Alsia e Marinagri (una storia macchiata da probabili corruttele ad ogni livello, da inchieste giudiziarie dai destini alterni a seconda del magistrato che se ne occupava, dallo scoppio di Toghe Lucane, per niente conclusa, che vede ancora le procure lucane presumibilmente non estranee agli interessi particolari di alcuni politici e di alcuni imprenditori, dalle voci passate, i cui echi comunque ancora si sentono nonostante il giudizio del tribunale, del sangue del tentato omicidio al senatore Scardaccione)... tralasciando tutta questa storia, che comunque è anche storia di chi ha creduto disinteressatamente che quella Venezia artificiale potesse rappresentare un'occasione di sviluppo per Policoro, bisogna considerare che ormai Marinagri c'è. Nel bene o nel male c'è. Gran parte del cemento è stato versato, quell'altro modello di sviluppo turistico in quel posto non è più possibile...

...O forse sì? O forse è possibile salvarne una parte? Convertirla senza togliere niente ai Vitale, all'Alsia e ai policoresi? Una parte di quel modello la si può integrare in quei 30 ettari? Se, come dicono, Marinagri è una risorsa di Policoro e non solo dei suoi soci  vuole o no mettersi a discutere, con o senza cordialità, con i policoresi? Vuole lavorare per un compromesso, vuole cedere una parte dei suoi progetti e insieme all'Alsia e ai cittadini optare per un'altra soluzione? Anche il contesto socio economico della nazione e del mondo è mutato. Variare qualcosa potrebbe essere un'occasione imprenditoriale anche per la Società.

Dovrebbere essere questo il compito della politica, che suole dirsi appunto "arte del compromesso" e potrebbe essere essere questa la soluzione della pacificazione e del tentativo di far progredire la città. Se solo ci si sforzasse di ragionare e ragionare insieme per fare di quella zona che un tempo chiamavamo "Torre Mozza" una reale opportunità per tutti.

Un Lopatriello schierato serve a poco. Non ha la credibilità e l'intelligenza del politico capace di sbrogliare veramente le situazioni complicate. Fino ad ora ha mostrato di essere un complicatore di faccende più che un risolutore. Far leva sugli interessi degli oneri di urbanizzazione per aizzare anche l'altro sindaco serve a poco.

La società Marinagri dovrebbe cercare il dialogo con la città più che con rappresentanti polici per niente capaci di destreggiarsi saggiamente e disinterassatamente nell'arte politica e nello spassionato ed unico interesse del territorio. Marinagri dovrebbe cercare, invertendo la politica dei rapporti, rinuciando a qualcosa, modificando qualche idea, attualizzando il progetto, concertando con l'Alsia, con gli ambientalisti e i critici di diventare veramente una risorsa di tutti. L'Alsia, i cittadini, Marinagri potrebbe guadagnarci tutti se si avanzasse una variante, un nuovo progetto che coivolga diversi soggetti per quei 30 ettari.

Invece, se si persevera su questa linea o la situazione rimarrà immobile per tanto tempo, provocando ulteriori danni a tutti o c'è il rischio che sarà trovata con un inciucio, magari facendo carte false, magari comprando qualche silenzio o vedendo qualche ricatto, con l'arte dell'imbroglio, insomma, che è l'arte tipica dei politici incapaci di lavorare disinteressatamente per il compromesso.

La società Marinagri deve capire che i tempi stanno cambiando: non le serve più appoggiarsi ad un solo schieramento politico o a determinati politici dei vari schieramenti e a dirigenti regionali e nazionali. Deve dialogare con la città, se è vero che si sente di rappresentare una risorsa per Policoro. Deve dialogare con o senza cordialità,  chè non si tratta di stringere rapporti d'amicizia. Deve dialogare col desiderio di arrivare ad una pacificazione che si regga su fatti nuovi e su un nuovo progetto per il futuro imprenditoriale di Marinagri e per il futuro economico, turistico, sociale di Policoro.

E' un'opportunità che POLITICAMENTE ED ECONOMICAMENTE, non amichevolmente, tutti dovrebbero cogliere, per voltare pagina, per cambiare storia.

Durante i 4 venerdì del mese di gennaio, in associazione, si terremo riunioni sulla questione al fine di avanzare una proposta realmente percorribile. Tutti, compresi i Vitale e i Frammartino, sono invitati, sapendo comunque che la decisione ultima della proposta spetterà allo zoccolo duro dell'associazione.

Può darsi sarà una perdita di tempo, può darsi che nessuno darà retta alle nostre ingenue proposte, può darsi anche che non saremo capaci di avanzarne alcuna, ma è una strada che va provata, se non per incidere concretamente sul destino di quei 30 ettari che rappresentano una nostra risorsa, almeno per mettere di fronte a chi ha il potere di deciderne il destino e ai policoresi l'entità dell'alternativa alla quale rinuciano.

 

 

 

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