Sei quiPolicoro: Nuovo Municipio. Il nostro programma di democrazia partecipata
Policoro: Nuovo Municipio. Il nostro programma di democrazia partecipata
Tutti parlano di democrazia e ultimamente tutti si sciacquano la bocca con espressioni del tipo “partecipazione democratica” e “democrazia partecipata”.
Persino l’amministrazione uscente aveva un assessorato con delega alla partecipazione democratica (Filippo Vinci), quell’amministrazione che ha rifiutato qualsiasi nostra richiesta di un incontro pubblico e di rendere partecipi i cittadini sulle questioni urbanistiche e sul Piano d’Ambito in particolare; che ha messo su – nonostante gli obblighi sulla trasparenza imposti dalla legge Brunetta - un sito lacunoso, inefficiente, oscuro; che ha sempre reso lento e complicato per i cittadini e per le forze dell’ordine appropriarsi di delibere, determine, documenti vari; che ha compilato in maniera ambigua e confusa molte delibere che offrono spesso diverse e ambigue possibilità di interpretazione; che ha utilizzato i soldi dei policoresi per un giornale e una radio che, ben lontani dall’informare e creare spazi di confronto e partecipazione, erano e sono dichiaratamente degli organi di propaganda.
Ma cos'è veramente la democrazia partecipata e a cosa serve?
E' un laboratorio politico, un esperimento che altrove (dal profondo Nord al profondo Sud) ha portato risultati sbalorditivi. E' una pratica amministrativa che si prefigge di coinvolgere il maggior numero di cittadini, che costa fatica e rinunce da parte degli amministratori a tutto vantaggio dei cittadini.
La Democrazia Partecipata è un progetto culturale e politico, ma soprattutto una pratica amministrativa di gestione efficace ed efficiente delle risorse comuni. E' un progetto di inclusione e partecipazione. E' una realtà viva in molti comuni d'Italia, aggregati in associazioni (potremmo dire) di mutuo soccorso: Ass. dei Comuni Virtuosi e Rete del nuovo Municipio. Entro questi 2 contenitori associativi si organizzano momenti periodici di confronto su pratiche amministratiche virtuose e pratiche di partecipazione democratica fra le diverse esperienze, ma soprattutto si mischiano le esperienze dei diversi amministratori, le si esportano e le si importano nei Comuni aderenti.
La Democrazia Partecipata serve per recidere dal basso ogni tentativo di corruzione o intromissione di interessi privati nelle decisioni pubbliche, attraverso la totale trasparenza degli atti comunali e serve a decidere dal basso, a fare in modo che siano i bisogni reali dei cittadini a stabilire gli interventi della politica.
Le questioni urbanistiche, le politiche culturali, la gestione dei rifiuti, l'organizzazione turistica della stagione estiva, soprattutto il bilancio comunale sono stabiliti, non come è stata abituata Policoro lontani dai cittadini, ma insieme ai cittadini, o meglio grazie all'aiuto dei cittadini.
Esistono diversi modi di realizzarla a secondo delle pecurialità storiche e culturali del comune, ma per tutti vale la regola che sulle decisioni più importanti (per esempio gestione rifiuti piuttosto che riqualificazione del centro o di via Siris, o Lungomare, Piano d'Ambito, Cinema, arredo urbano, ambiente, bosco, museo o quant'altro) l'amministrazione comunale crea diversi incontri pubblici in cui informa la cittadinanza sulla realtà del luogo e a questa chiede di esprimersi. Informa i cittadini, ascolta i cittadini.
A secondo del tema i cittadini vengono iterpellati per quartieri, associazioni, mestieri,ecc. e con loro si discute di un progetto o si chiedono a loro stessi proposte. Attraverso schede cartacee, piattaforme di voto on line e assemblee pubbliche i cittadini apprendono la capacità reale delle casse comunali, vengono resi partecipi dell'attività amministrativa e letteralmente esprimono un voto di preferenza sull'utilizzo di una quota del Bilancio Comunale (=Bilancio partecipato). Lo stesso vale per il Piano Urbanistico partecipato, la progettazione condivisa, ecc.
Questo non deve far immaginare che l'intera cittadinanza prenda il posto degli amministratori. Semplicemente li coadiuva esprmendo i propri bisogni, le proprie idee, le proprie proposte e, in un certo senso, obbliga gli amministratori alla totale trasparenza, a rendere conto costantemente del proprio operato e ad ascoltare veramente le esigenze della città.
Naturalmente è una pratica amministrativa che non si realizza dall'oggi a dal domani; è un percorso graduale. Per esempio, sembra una costante di qualsiasi comune in cui è stata applicata, che il primo anno ci sia una scarsa partecipazione: logico per una cittadinanza che non è mai stata abituata a partecipare alla vita politica della propria città. Solitamente bisogna lavorare gradualmente alla partecipazione per 3 anni prima di arrivare ad un Bilancio partecipato compiuto.
Naturalmente la Democrazia partecipata non si esaurisce a questo. Nel suo espletarsi ha bisogno di un forte e deciso assesorato alla partecipazione democratica, organi di informazione istituzionali liberi, un sito internet del comune effiiciente, interattivo.
Questi argomenti li tratteremo in un post successivo.
Democrazia partecipata: la casa comunale dev'essere una casa di vetro- ogni cittadino deve avere la possibilità di informarsi, di ascoltare i consigli comunali convocati nelle ore più opportune (serali e non di mattina), tutti gli atti amministrativi devono essere pubblicati sul sito ufficiale del comune in modo corretto e senza trucchi, per problemi rilevanti devono essere sentiti i cittadini; rispetto della legalità da parte di tutti in primis del Sindaco poi da parte di tutti gli altri amministratori di maggioranza ed opposizione, poi da parte di dipendenti comunali ed infine da parte dei cittadini. Rimane nella storia politica-amministrativa di Policoro, l'esempio dell'amministrazione di Alleanza Popolare, con Sindaco l'avv. Mario Arbia, con quell'ammininistrazione per la prima volta si cominciò a pubblicizzare con manifesti pubblici la tenuta dei consigli comunali, si cominciò a diffonderli per radio, si tenevano di sera ed i cittadini numerosi avevano imparato a venire in consiglio per ascoltare; quando si diedero incarichi urbanistici per la redazione della variante generale al PRG e per i due piani d'ambito (foce Agri e Policoro) ci furono decine di incontri con i cittadini e tutto fu fatto alla luce del sole.... UN ESEMPIO DI DEMOCRAZIA PARTECIPATA, DI AMMINISTRAZIONE VIRTUOSA, DI TRASPARENZA E LUNGIMIRANZA CHE HA DATO I SUOI FRUTTI, RICORDARE IL RISANAMENTO DEL BILANCIO COMUNALE E LA NUOVA PIANTA ORGANICA COMUNALE...... A coloro che parlano male di quella esperienza politica amministrativa come l'abbattimento di alcuni casalini vorrei ricordare che l'avv.Mario Arbia come amministratore è stato il primo che ha fatto redigere per quella zona un piano di recupero per adibirle ad officine, studi e mostre permanenti di arti figurative,artigianato, ad incontri di artisti, globetrotters, ricercatori on the road,e che altri amministratori hanno approvato un diverso piano di recupero che prevedeva l'abbattimento delle casette e la destinazione a piazza e a cementificazione edilizia dell'intera area. Queste persone dovrebbero ricordare cosa hanno fatto loro per difendere i casalini dalle continue occupazioni abusive e dalle superfetazioni edili! Durante l'amministrazione di Alleanza popolare, per la zona dei casalini fu fatto un concorso a livello nazionale "Prospetti ed immagini" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'11.04.1995, per risanare urbanisticamente l'intera zona, per una reviviscenza architettonica, storica, culturale della nostra civiltà contadina. Il progetto premiato prevedeva la costruzione di una colonna dorica alta 70 metri simbolo della Magna Grecia. Biagio Padula ex consigliere comunale di Alleanza Popolare
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