Sei quiLucania avvelenata, giorno e notte. Grazie ENI. Inquinamento da stream-gas: certo ma sconosciuto

Lucania avvelenata, giorno e notte. Grazie ENI. Inquinamento da stream-gas: certo ma sconosciuto


pubblicato daKarakteria in data 17 febbraio 2012

Da "L'Indipendente Lucano"

Petrolio in Basilicata: il più grande giacimento in terraferma d’Europa e, mentre leggete, stanno ancora cercando. Magari diventa ancora più grande, chissà.

Viggiano (Pz) - centro olii: luogo in cui qualcuno dichiara vengano convogliati oltre centomila barili di petrolio ogni giorno per essere bonificati dallo zolfo e dagli stream-gas prima di essere pompati nell’oleodotto che li “consegna” alla raffineria di Taranto.

Stream-gas: miscela di gas altamente volatili ed infiammabili, intrasportabili. A Viggiano se ne estraevano (quando i dati ufficiali della produzione giornaliera erano attestati su quantità di petrolio estratte molto inferiori alle attuali) 78.840 tonnellate annue (fonte studio della Hyprotech Ltd per conto di ENI SpA).

Lo stream-gas, in assenza di risposte ufficiali e/o ufficiose, formalmente chieste all’ufficio pubbliche relazione dell’ENI e mai giunte, non potendo essere trasportato nei tubi, non essendo ceduto a chi era disposto ad acquistarlo, non essendo utilizzato per produrre energia, probabilmente viene “bruciato in torcia”. In pratica viene bruciato così com’è, con conseguenze terribili in termini d’inquinamento ambientale.

Questo è un dato certo e, al tempo stesso, tragico in una regione in cui a fidarsi dell'Arpab si fa peccato, ma ci s'indovina sempre.

Gli appalti per realizzare in centro olii di Viggiano e l’oleodotto “Viggiano-Taranto” furono oggetto di un’inchiesta giudiziaria (Iena 2) che coinvolse l’ENI, il mondo politico lucano e non, alcune imprese indigene: tangenti e favori, favori e tangenti.

Oggi pende il giudizio penale presso il Tribunale di Potenza. Questa è cronaca giudiziaria, certa e su carta bollata. Gli appalti per realizzare il centro olii di “Tempa Rossa”, in quel di Gorgoglione (Mt), sono entrati nel turbine di un’altra inchiesta giudiziaria che ha portato in carcere amministratori locali, l’amministratore della multinazionale Total e un imprenditore nostrano. Avrebbe portato agli arresti domiciliari anche un deputato. Ma “loro”, essendo più uguali degli altri, la fanno franca e si godono l’immunità parlamentare. Viva l'Italia.

Tangenti e appalti, appalti e tangenti. Questi sono dati certi, ipotesi di reità su cui sono in corso indagini preliminari: atti giudiziari consultabili. All’appalto che la Total (si legge Totàl, essendo francese) conferisce all’associazione d’imprese rappresentata da Francesco Rocco Ferrara (finì prima agli arresti in carcere, poi mutati dal “Riesame” in domiciliari e poi in libertà) per 35 milioni di euro, corrisponde un contro-appalto che la Total riceve da Ferrara per 15 milioni di euro. Si tratta dei carburanti e lubrificanti che la galassia della Ferrara holding acquisterà nei prossimi cinque anni. Come si consumano 30 miliardi di lire di carburanti in 5 anni, non è dato sapere. Dati certi, scritti sui contratti e, finanche, sottoscritti. Sappiamo bene che, viste le modeste pretese dei nostri politici e degli amministratori della cosa pubblica (mille euro di qua, duecentomila di là, qualche assunzione qua e là) si saranno fatti l’idea di trattare con gli indios che Colombo incontrò nel 1492.

Immaginiamo che avranno ritenuto di aver concluso l’affare trattando con i capi tribù e mollando la solita manciata di perline e vetri colorati. Ebbene, forse è il momento di spiegare all'ENI, alla Total ed a tutte le compagnie petrolifere sbarcate dalle caravelle che non usiamo arco e frecce dal tardo medioevo e, negli ultimi 2.500 anni, abbiamo ospitato le civiltà greca e romana, mentre Asterix e compagni pensavano che la filosofia fosse una qualche temibile malattia infettiva ed i padani disegnavano pupazzi azzurri che i nostri figli delle elementari considerano scarabocchi.Siamo mortificati che abbiano trattato con dei rappresentanti politicamente miserabili, così si chiamano coloro che svendono la propria terra e appestano l’aria con i miasmi velenosi degli stream-gas, dei fanghi d’estrazione, della barre radioattive, ecc. Ma questa mortificazione non ci esime da ritenere del tutto nulli tutti gli accordi e gli impegni assunti in cambio di quelle quattro perline e di quelle simpatiche collanine di vetro colorato che ci sono state donate e che siamo pronti a restituire [=Bonus carburante].

Di contro, sarebbe ora che qualche ministro del Governo, ma anche un sottosegretario agli interni andrebbe bene, cominciasse a vergognarsi di aver anche solo pensato che un popolo di così antiche origini, cultura e dignità potesse soggiacere al colonialismo stile sub-sahariano che lo depreda di risorse preziose condannandolo alla scomparsa nel senso letterale del termine. Se almeno l'obolo del “buono benzina” ci venisse consegnato attraverso un vaglia cartaceo, potremmo farne un uso adeguato all'affronto subìto.

Nicola Piccenna

Categorie

Parliamo degli interessi specifici della comunità policorese, anche se non intendiamo tralasciare quelli più generali, ma è vero che l'acqua dell'invaso della diga del Pertusillo è inquinata da metalli pesanti che la normale potabilizzazione non riesce ad eliminare???? Se così fosse, ed io credo di sì, è un problemaccio per le comunità! Ma le istituzioni hanno un minimo di sensibilità nell'intervenire e far cessare questi crimini contro le popolazioni!!! ISTITUZIONI, AUTORITA' COMPETENTI, FATE QUALCOSA PER L'AMOR DI DIO, NON PERMETTETE L'AVVELENAMENTO DELLE ACQUE, DELL'ARIA, DEL SUOLO.....

Invia nuovo commento

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Ulteriori informazioni sulle opzioni di formattazione

Commenti recenti

Contenuti

novembre 2012

gennaio 2012

ottobre 2009