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Questione urbanistica


pubblicato daKarakteria in data 26 aprile 2012

                               Dal nostro programma

Policoro è una cittadina di 16.000 abitanti con un gran numero di seconde e terze case, interessata da una forte speculazione edilizia.

Oggi i palazzinari e gli interessi della rendita fondiaria, infiltrati in tutti gli schieramenti, vorrebbero spostare il campo sportivo in zona mare, cementificare la zona lido e costruire case e quartieri per una volumetria abitativa concepita intorno ad una popolazione di gran lunga superiore a quella reale. Questa nuova colata di cemento oltre a compromettere la qualità della vita dei cittadini e ad eliminare la bellezza naturale e paesaggistica del luogo, che fatalmente stenta ancora ad essere considerata come una risorsa, svaluterà ulteriormente il valore degli immobili già esistenti e graverà pesantemente sulle tasche dei policoresi, che in 16.000 dovranno pagare illuminazioni, servizi e manutenzioni per 30.000/40.000 persone. Praticamente su ogni policorese graverà una spesa quasi triplicata e in compenso il cemento coprirà per sempre le nostre opportunità di sviluppo.

La nostra proposta va in tutt’altra direzione: Stop al consumo di territorio; riqualificazione dell'esistente; D7;  regolamento urbanistico; comparti e quartieri; piano d'ambito;  contratto di quartiere; dismissione dei beni comunali.

  • Stop al consumo di territorio: oggi Policoro non ha bisogno di espandersi sotto l’egida di grandi gruppi edili provenienti dalla Puglia o da chissà dove. Oggi Policoro ha bisogno concentrarsi sulla riqualificazione dell’esistente per abbellirsi, creare servizi e dare lavoro ai tanti tecnici e alle tante imprese cittadine. Policoro ha bisogno di diventare più bella, più comoda, più vivibile e dunque appetibile dal punto di vista turistico, per porsi come polo attrattivo di un nuovo modello di sviluppo, per coniugare un alto stile di vita alle opportunità turistiche e alla vocazione agricola e naturalistica del territorio.
  • Riqualificazione dell’esistente: il centro cittadino va ampliato, pedonalizzato per dotare finalmente la città di un vero centro e di una grande piazza centrale; Piazza Eraclea deve pullulare di locali e centri di aggregazione.  Poi i parcheggi,  la piazza centrale del lungomare, l’ex zuccherificio, il Pala Olimpia, il casale Gioacchino, gli edifici abbandonati, le strade, i marciapiedi, le piste ciclabili, la costruzione di nuovi parchi, il tutto con una forte collaborazione di pubblico-privato. Inoltre il Comune deve farsi carico di sollecitare e informare adeguatamente tutti i cittadini riguardo i contributi e i benefici delle ristrutturazioni degli immobili che intendono riqualificarsi per il risparmio energetico. Il tutto partecipato e dopo aver fatto eprimere i cittadini attraverso gli strumenti della democrazia partecipata.
  • D7:  in un solo giorno faremo quello che gli amministratori troppo vicini agli speculatori edili non potrebbero fare in cent’anni: legiferare quanto ormai pacificamente il Coreco  (due Docenti Universitari , Il Legale dell’ufficio del comune, un commissario prefettizio)dopo una attenta disamina delle carte decise di fare: dare seguito alla risoluzione del contratto e restituire quelle terre agli assegnatari . In quella zona noi pensiamo a uno sviluppo turistico , non fatto di megavillaggi ma di piccoli insediamenti a conduzione familiare.
  • Il regolamento urbanistico: deve essere immediatamente adottato e approvato per dare alla città una direttiva chiara e organica e per incentivare lo sviluppo delle sue propensioni sociali e imprenditoriali. Deve essere adottato e approvato immediatamente per impedire il disordine ingenerato fin’ora dagli amministratori che, in assenza di un regolamento certo, hanno dato concessioni discrezionalmente e “amichevolmente”. Inoltre il Comune deve regolamentare anche la questione delle antenne individuare uno spazio pubblico fuori del perimetro urbano, dove istallare le antenne della telefonia , dando fine al far west i cui danni alla salute non sono censiti.
  • I Comparti e i quartieri : completare immediatamente le opere di urbanizzazioni, dotando le stesse di adeguati spazi verdi attrezzati per i Bambini e spazi per la socialità. Nei primi cento giorni andremo quartiere per quartiere e insieme ai cittadini faremo la lista delle cose previste e non fatte. Nomineremo un pool di esperti (autotassando il sindaco e gli assessori ) un legale ed un ingegnere esperto in urbanistica per attivare tutte le procedure consentite dalla legge per porre fine a una situazione scandalosa .Consentiremo nei quartieri ed incentiveremo i cittadini ad adottare un pezzo di  verde pubblico, ma la gestione dovrà essere a monte programmata e condivisa con le assemblee  con i residenti.

                                                                                                                                                                                  (continua ...)

 

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... Pertanto possediamo tutti una patria interiore, che è il nostro rifugio. Il termine “patria” ha un significato fondamentale per noi tutti perché tutti abbiamo un luogo di provenienza e tutti abbiamo un bisogno di apparteneza. Se questo desiderio non è soddisfatto, si trasforma in dolore. E’ questo il significato letterale del termine “nostalgia”: mal du retour, mal d’être. Il nostro ideale di bella città, di bella casa, di bell’architettura non è né utopico, né fantastico, né impossibile. Lo abbiamo tutti incontrato nella realtà concreta ed esso ha una forte influenza su di noi. In questo ideale abbiamo trovato la libertà, la possibile realizzazione della nostra felicità, del nostro benessere. Costruire e salvaguardare la patria è dunque l’obbiettivo di ogni aspirazione umana, dell’intelligenza, del lavoro e, di conseguenza, dell’arte di costruire la città. Una città, un paesaggio senza bellezza è come una pietanza senza sale, come una vita senza amore... Ciò che conta nell’arte di costruire le città non è tanto la bellezza delle idee quanto la bellezza del risultato – di tutto ciò che si può vedere ad occhio nudo, dall’insieme al particolare, senza preparazione né spiegazione alcuna. ... Se roviniamo le nostre città, feriamo noi stessi. I nostri ricordi più cari produrranno allora il veleno del rimpianto, della perdita irrecuperabile, dell’odio stesso per ciò che ci sta a cuore; rifuggiamo allora dal mondo a da noi stessi. Un bel paesino, una bella casa, una bella città, possono essere la patria di tutti gli uomini, una patria universale. Se perdiamo questa capacità, costruiamo il nostro proprio esilio sulla terra. Léon Krier

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