Sei quiAnalisi: il PDL si organizza nella Confusione (2)
Analisi: il PDL si organizza nella Confusione (2)
Come abbiamo visto, è storicamente documentato che in un periodo di crisi e di voglia di cambiamento, come il periodo nel quale stiamo vivendo, alle forze politiche e agli uomini politici che detengono il potere rimangono aperte solo due strade: quella reazionaria o quella traformista. Solo due strade perchè per chi detetiene il potere non è contemplata la terza via, quella del cambiamento reale, per il semplice fatto che nel cambiamento reale non è contemplato il suo potere: il cambiamento richiede la sua esplusione.
A proposito del PDL abbiamo individuato come a livello nazionale ci sia un grande dibattito fra correnti, fra le quali si distinguono sotanzialmente 2 indirizzi. Uno - quello che lavora sulla comunicazione -imbocca una via trasformista cercando e trovando i linguaggi adatti al momento (da quello del grillismo a quello della protesta che fa leva sul malcontento e sulla rabbia), l'altro (quello istituzionale) utilizza i metodi istituzionali del partito, cercando alleanze nelle sfere alte e negli equilibri tradizionali con i pariti e i movimenti di centro.
Ma se a livello nazionale la questione si gioca intorno a grandi temi internazionali e nazionali e a grandi teorie per costruire o mantenere il consenso (primo fra tutti il tema elettorale e non politico dei sondaggi su quanto costi in termini di voti l'appoggio al governo Monti), il PDL di Basilicata e soprattutto i suoi gerarchi più blasonati hanno altre impellenze: garantirsi la candidatura alla camera e al senato per le prossime politiche e scaldare i muscoli per le regionali, cercando di spiegare il più possibile le vele in direzione del soffio del vento del momento.
In tal senso un caso emblematico è sicuramente l'ufficio stampa del senatore Cosimo Latronico, che dopo anni di silenzio da più di un mese mitraglia persino noi con mail e comunicati di ogni genere.
Insieme a Viceconte, il novasirese è già in campagna elettorale e sta cercando innanzitutto di far dimenticare le promesse fatte durante le scorse elezioni di far dimezzare il costo della benzina per i lucani, sostituito nella realtà dalla miserevole cifra di 90 euro l'anno o giù di lì.
Non solo loro, ma tutto il Pdl a livello regionale - svegliatosi improvvisamente da un lunghissimo sonno di scarsa o nulla opposizione e di assoluta connivenza con la malapolitica regionale- improvvisamente si è messo a cavalcare la protesta che da anni viene condotta dai tanti movimenti ambientalisti e politici in Basilicata.
Naturalmente lo fanno in maniera confusa e distorta non pretendendo per esempio dalle compagnie petrolifere- colonizzatrici del nostro territorio- il giusto indennizzo, ma chiedendo ad esempio generiche infrastrutture, già previste nello scandaloso Memorandum che permette il raddoppio delle estrazioni; non ribellandosi al fatto che i poteri forti stiano facendo della nostra regione una discarica di rifiuti speciali e una colonia dalla quale estrarre materie prime, ma continuando ad avvallare la storiella dell' hub energetico (un polo di energie desuete come quella petrolifera, il gas e magari il nucleare). La stessa cosa che fecero col Polo Chimico in Val Basento i Democristiani, quando importarono in regione le fabbriche più pericolose della nazione. Poco importa se questo comporta la definitiva distruzione di una regione che va spopolandosi ogni giorno di più. Quello che importa è assecondare il mercato e amagari vedere se con qualche posto di lavoro che riescono ad piazzare aumentano il loro bacino elettorale; quello che conta è nascondere le loro responsabilità, la loro inutilità e cavalcare la protesta per le prossime elezioni. E' la classe dirigente lucana, nient altro! Ed è la solita vecchia politica senza idee, senza alternative da proporre che non siano quelle liberiste, sempre a vantaggio delle multinazionali e dei poteri forti, di cui la nostra classe politica è ancella.
Insomma la situazione regionale del PDL sembra essere in sostanza quella solita di un partito tenuto alla catena dalle sue gerarchie e privo di idee alternative al PD, anche perchè - parliamoci chiaramente - non ne potrebbe avere, dal momento che da noi il centro sinistra ha governato con etica democristiana e con politiche economiche e di (sotto)sviluppo tipiche della formazione clientelare e liberista della destra: dal lontano computer in ogni famiglia, alla formazione alle politiche occupazionali, ai Piot al Petrolio, all'ambiente allo sviluppo turistico, niente è stato fatto con l'ottica solidaristica della sinistra, ma con quella demagogica, populista, liberista e clientelare del Centro e della Destra.
Mentre le gerarchie guardano alle proprie sistemazioni personali e alle prossime candidature, Il Pdl lucano, dotato comunque di una base che in alcuni centri è molto più attiva dei suoi gerarchi, è in cerca spasmodica di modelli per poter emergere e far saltare il tappo che lo vede da più lustri gregario al centrosinistra.
Così, spronato anche da Il Quotidiano, il Pdl ultimamente sembra vedere in Rocco Leone e nell'avventura elettorale policorese un modello per sconfiggere il centro sinistra in Regione: puntare sulla veste giovane e fresca, inneggiare ad un ambiguo trasversalismo, utilizzando anche parole d'ordine delle associazioni e dei movimenti che hanno fatto e fanno un'altra politica sul territorio.
Lo stesso Rocco Leone aveva chiesto il voto ai policoresi non per il PDL e per il centro destra, presentandosi quasi come una forza civica e giocando parecchio su questo. L'elezione a vice sindaco di Bianco sembrava suggellare il trasversalismo della sua compagine, che invece ha una giunta e un consiglio comunale fortemente marchiato PDL:
E lo stesso Leone oggi, nei congressi di partito e nelle interviste alla stampa dice tutt altro: "Sono un uomo di partito e ho il Pdl nel mio dna". E guardate che parliamo di quello stesso PDL del lodo Alfano, della ex Cirielli, del legittimo impedimento; lo stesso Pdl che ha inguiato la scuola e l'Università, ha abrogato le norme contro l'evasione fiscale, ha abolito i tetti degli stipendi ai manager, ha depenalizzato il falso in bilancio, ha fatto le leggi ad personam, ha travasato i debiti di Alitalia nei debiti di Stato, ha speculato sui terremoti e sui rifiuti, ha puntato sul nucleare e sul carbone, ha varato la Bossi-Fini, ha vaneggiato del ponte sullo stretto, mentre lasciava distruggere le ferrovie del sud Italia e chi più ne metta...
Rocco Leone potrebbe diventare a buon diritto il modello lucano di questo PDL in cerca di autori e linguaggi e noi glielo auguriamo: è una brava persona e abbiamo bisogno di brave persone, anche con idee politiche a nostro parere sbagliate. Però non deve e non può parlare di Rivoluzione Gentile e deve essere più chiaro sul colore politico della sua amministrazione: anche se Bianco non è mai stato di destra fino ad ora, bisogna dire chiaramente che, come una rondine non fa primavera, anche il Bianco non scolora il nero della destra nazionale e nemmeno il blu berlusconiano, tutt'al più vi si può mescolare.
1) Sulla Rivoluzione Gentile:
La vittoria di Leone non è stata una rivoluzione (né gentile né scostumata), ma ha rappresentato sicuramente un cambiamento importante, per la giovane compagine di governo che il nuovo sindaco ha organizzato intorno a sé.
In fondo la vittoria del pediatra a Policoro non rappresenta altro che il ritorno della normalità della politica in un Comune che negli ultimi 15 anni è stato amministrato dal peggio che la città avesse potuto esprimere. Leone rappresenta un cambiamento etico e di gestione del potere che riporta a quote più o meno normali quel sistema affaristico e degradato di gestione del potere che si era sviluppato intorno all’asse e alla storia di Antonio Di Sanza e Nicolino Lopatriello. Leone ha governato insieme a loro per tutti questi 15 anni, quindi non può certo rappresentare una rivoluzione in senso proprio come egli va dicendo, ma di sicuro è l’inizio di una nuova fase, nella quale finalmente a Policoro si può iniziare a parlare di questioni concrete, di idee, di programmazione del territorio, di futuro: in una parola di politica. E non più e non solo di affari, inciuci e imbrogli.
Però la vittoria di Leone a Policoro, pur non essendo una rivoluzione, non ha cambiato solo l’amministrazione, ma l’intero quadro politico cittadino che ora vede un centro sinistra a brandelli, un Terzo Polo completamente scomparso con cellule impazzite in cerca di sistemazione e un PDL forte e ringalluzzito, ma ambiguo. Ambiguità generata dal fatto che se a livello regionale è più che chiaro ed è più che sbandierata la vittoria policorese dei Berlusconiani, nella nostra cittadina invece sembra essersi diffusa l’idea di essere amministrati da una sorta di coalizione civica trasversale.
Ma qual è la verità? Da quale logica e cultura politica siamo amministrati?
A noi le ambiguità non piacciono! Abbiamo bisogno di vederci chiaro: a Policoro, come in Basilicata, come in Italia! Abbiamo bisogno di diradare la nebbia per non cadere, ma soprattutto per trovare la strada giusta.
2) Da che amministrazione siamo governati?
E sì, perchè il problema principale di fronte al quale ci troviamo non è di bandiera (troppo banale e inutile per essere preso in considerazione), non è ideologico, ma di sostanza. Nessuno mette in discussione che degli amministratori di destra possano essere degli ottimi amministratori, nè che possano essere i colori politici a determinare la qualità di un'amministrazione (basta vedere quanto poco di sinistra sia questo PD per capirlo)... nemmeno siamo così chiusi da non vedere quanto destra e sinistra siano categorie nella realtà superate dalle politiche liberali buone ormai per entrambi, ma un discrimine forte fra due diversi modi di intendere lo sviluppo e il bene comune esiste ancora e per forza: sulle questioni ambientali, sulle questioni etiche, economiche e culturali, sulle questioni sociali, sul lavoro e quindi di conseguenza sullo sviluppo turistico, sul nostro patrimonio ambientale, sulle priorità del bilancio, sulle politiche sociali e di integrazione, ecc. con quale mentalità abbiamo a che fare?
E' presto per rispondere con chiarezza a queste domande, ma è bene tenerle presenti, non per interessarci eccessivamente a loro, ma per guardare bene dove mettiamo i piedi noi, mentre ci incamminiamo verso la città e il mondo che vogliamo costruire.
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